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È morto Philippe Daverio. Il grande divulgatore dell’arte aveva 70 anni

Beatrice CurtiBeatrice Curti 3 settimane fa
Photo Credit: Rotoletti Armando

Se n’è  andato questa notte all’Istituto dei Tumori di Milano il famoso divulgatore Philippe Daverio. A dare la notizia è stata Ruth Shammah, direttrice del Teatro Franco Parenti: all’agenzia Ansa ha detto “Mi ha scritto suo fratello stamattina per dirmi che Philippe è mancato stanotte”.

Aveva nascosto la sua malattia al pubblico e ai colleghi, continuando a presenziare a festival e iniziative per la divulgazione della storia dell’arte.

Dopo aver lasciato la facoltà di Economia e Commercio, Daverio ha seguito l’amore per l’arte, che negli anni Settanta lo ha portato ad aprire una galleria di arte contemporanea a Milano. Negli anni 2000 diventa un volto noto del piccolo schermo, conducendo su Rai3 prima Art.tù e poi, a partire dal 2002 Passepartoutandata in onda fino al 2012. Da allora la sua carriera è decollata, con prestigiose collaborazioni, cattedre allle università IULM e Politecnico di Milano, conferenze e tantissimi libri divulgativi.

Nonostante le origini alsaziane, Philippe Daverio era molto legato a Milano, dove ha sempre vissuto sin dall’adolescenza. Dal 1993 al 1997 è entrato anche in politica, ricoprendo la carica di assessore on le deleghe alla Cultura, al Tempo Libero, all’Educazione e alle Relazioni Internazionali sotto il sindaco Marco Formentini. A Milano ha aperto le sue gallerie, la prima nel 1975 in via Montenapoleone, la seconda in Corso Italia 49 alla fine degli anni Ottanta, muovendo i primi passi in un contesto artistico vivo e in continua evoluzione.

Il suo modo di raccontare l’arte, la passione che trasmetteva pur non avendo titoli di studio nel campo, hanno avvicinato il grande pubblico alle meraviglie dell’Impressionismo, delle Avanguardie e dell’arte contemporanea. La sua figura così singolare, sempre vestita con completi sgargianti e papillon colorati, lo ha reso immediatamente riconoscibile e amato anche da chi non è mai entrato in un museo, fermando sul nascere i tanti “potevo farlo anche io”.