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Frida Kahlo: il caos dentro. Recensione della mostra alla Fabbrica del Vapore

Beatrice CurtiBeatrice Curti 2 settimane fa
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Frida Kahlo ritratta da Leo Matiz, 1930

Frida Kahlo più che un’artista è un simbolo: la sua figura così singolare e la sua tragica vita hanno guidato tutto il mondo, non solo quello dell’arte, a guardare verso il Messico contemporaneo. Frida Kahlo e il marito Diego Rivera hanno rappresentato un faro luminoso di modernità e impegno politico in un paese che troppo spesso è stato ignorato dal mondo occidentale. Grazie a loro artisti, rivoluzionari e intellettuali hanno conosciuto il Messico e le sue tradizioni, così orgogliosamente portate avanti da Frida solo con la sua presenza imponente, vestita con abiti e gioielli che la facevano somigliare a un idolo precolombiano, una dea della tradizione messicana.

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Frida Kahlo ritratta da Leo Matiz, 1941

Da qui vuole partire Frida Kahlo: il caos dentro, mostra alla Fabbrica del Vapore aperta dal 10 ottobre: da un’analisi riferita a Frida più come donna e come simbolo che come artista. Attraverso il suo modo di vestire, l’orgoglio patriottico e la sofferenza del suo corpo la mostra si propone di svelare i lati più intimi di una figura talmente inflazionata da essere soggetto di borse, t-shirt, scarpe e accessori di ogni tipo.
Il punto è che non ci riesce.

Frida Kahlo: il caos dentro. Il percorso della mostra

La mostra è disposta su due piani. Al piano terra troviamo una sezione dedicata ai luoghi della vita dell’artista, con le riproduzioni degli ambienti più importanti della sua casa: la camera, con il letto a baldacchino dove l’artista è stata costretta per gran parte della sua vita e su cui è montato lo specchio grazie al quale realizzava i suoi celebri autoritratti; lo studio, con la sedia a rotelle davanti al cavalletto e il cortile della Casa Azul di Coyoacán, l’abitazione di famiglia dove andò a vivere con il marito Diego Rivera e dove morì il 13 luglio 1954.

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Riproduzione del cortile della Casa Azul. Foto di Beatrice Curti

L’ultima sala del primo piano è forse la più interessante: sono raccolte qui le fotografie che l’artista colombiano Leo Matiz scattò a Frida, a Diego e alla loro famiglia. Lo sguardo intenso dell’artista, i suoi abiti caratteristici e la sua fierezza colpiscono immediatamente lo spettatore, accompagnato dal racconto della figlia di Matiz sul rapporto del padre con i due grandi artisti messicani.

Al secondo piano la mostra racconta l’intimità di Frida Kahlo attraverso le sue lettere (tra i pochi oggetti originali presenti) al marito e al suo medico curante, al quale si riferisce come “querido doctorido” (“adorato dottorino”).

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Le sale successive mostrano delle riletture fatte da artisti internazionali del busto in gesso che l’artista dovette portare tutta la vita a causa del terribile incidente che ebbe a 18 anni. Il tram su cui viaggiava si scontrò con un bus, e una delle sbarre di sostegno la attraversò da parte a parte. Dopo mesi di ospedale Frida soffrì di dolori alla schiena che la costrinsero a letto e le costarono 32 operazioni chirurgiche. La sua enorme forza d’animo le permise di avere comunque una vita piena, come artista e come donna. Questa volontà incredibile è ben sottolineata da una delle sue opere: una natura morta composta di angurie su cui scrisse: “viva la vida”.

All’interno della mostra la gioia di vivere di Frida Kahlo nonostante tutto è proposta attraverso riproduzioni dei suoi gioielli, dei suoi coloratissimi abiti tradizionali e dalla ricerca continua degli stilemi tradizionali della cultura messicana, dove la morte è esorcizzata dall’allegria e dai colori sgargianti.

Uno spazio riservato ospita Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate (chiedono areoplani e gli danno ali di carta), opera originale di Frida Kahlo realizzata nel 1938, che mostra il senso di prigionia provato dall’artista all’interno del suo corpo. Concludono la mostra sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera, ritraenti scene di vita quotidiana.

Frida Kahlo: il caos dentro. Una mostra incerta

Nonostante sia presentata come una mostra immersiva Frida Kahlo: il caos dentro non riesce nell’intento di portare lo spettatore nella Casa Azul, riproposta in ambienti non fruibili e privi di arredi originali; non riesce a portare nella cultura messicana, approfondita solo tramite pannelli e abiti ispirati allo stile tradizionale del Paese, e fatica a immergere l’osservatore nel mondo di Frida Kahlo, presentata con superficialità sia come artista che come donna e simbolo di emancipazione e libertà.

Sono rivelatori i ritratti fotografici di Leo Matiz, che con estrema semplicità e senza fronzoli riescono a restituire il carattere indomito di una donna che ha sfidato ogni convenzione per essere libera.

Frida Kahlo: il caos dentro. Info e biglietti

A cura di Antonio Arévalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso
Una Produzione Navigare Srl
Co-Produzione Comune di Milano
In Collaborazione con Consolato del Messico Milano, Camera di Commercio Italiana in Messico, Fondazione Leo Matiz, Banco del Messico, Galleria Oscar Roman – Messico, Detroit Institute Of Arts, Museo Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo

Orari

FABBRICA DEL VAPORE – Via Giulio Cesare Procaccini n° 4

  • Dal lunedì al venerdì: 9.30 – 19,30
  • Sabato, domenica e festivi: 9,30 – 21,00

Biglietti

  • Intero Feriali: € 15
  • Intero Weekend e Festivi: € 17
  • Ridotto Feriali: € 12  (Possessori Card Musei Lombardia, Disabili ed accompagnatori Gruppi oltre 15 pax, Carta del Docente e 18 App, possessori abbonamento annuale ATM)
  • Ridotto Weekend e Festivi: € 14 (Possessori Card Musei Lombardia, Disabili ed accompagnatori Gruppi oltre 15 pax, Carta del Docente e 18 App, possessori abbonamento annuale ATM)
  • Ridotto speciale tutti i giorni: € 10 (Giovani fino a 14 anni, Dipendenti del Comune di Milano (con badge nominali) Giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditabili, Universitari)
  • Biglietto Open: €. 18
  • Gratuità: bambini fino a 5 anni