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Carne, com’è il primo One Thing restaurant di Milano

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Da Carne – Diversamente Macellai, primo One Thing restaurant di Milano, il menu è composto da una sola voce: lombatello. Molto spesso bistrattato e utilizzato come macinato per hamburger, questo taglio di carne “povero” viene qui lavorato al suo meglio tramite marinatura e lunghe cotture, portando sulla tavola un prodotto dal sapore ricco e unico, praticamente introvabile altrove.

Il progetto è ideato da un team giovane e preparato: i cuneesi Andrea Pirotti (cresciuto nella storica azienda agricola di famiglia ed esperto di carni) e Denise Di Meola (giovane esperta contabile), e il bartender barese Domenico Cannillo. Tre ragazzi con differenti formazioni professionali che hanno unito le loro competenze con l’obiettivo di offrire ai milanesi un nuovo, privilegiato e curioso punto di vista all’interno dell’universo della carne, portando ognuno la propria particolare esperienza.

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Il lombatello, accompagnato da insalata e patatine con la buccia. Foto di Beatrice Curti

Carne: atmosfera informale e cucina sempre aperta

Il ristorante, aperto tra mille sfide il 7 giugno con un’inaugurazione via Zoom, è nel cuore del quartiere studentesco della Bocconi, in viale Bligny 18. I suoi interni informali in stile street si uniscono a un arredamento ricercato e al luccicante bancone centrale, che rendono il ristorante un punto di incontro tra cucina ricercata e studenti fuori sede, grazie anche ai prezzi tutto sommato contenuti.

 

La cucina di Carne è aperta no stop dalle 12 a mezzanotte, per soddisfare lavoratori, studenti o semplici ritardatari, che qui troveranno il piatto forte Love Loin e altre gustose preparazioni a rotazione quindicinale. Alla degustazione a cui abbiamo preso parte erano in menu le morbidissime Piggy Ribs, costolette di maiale insaporite da spezie, salsa BBQ e salsa di soia e le ali di pollo Pollos Hermanos, impanate nei cornflakes in puro stile USA.

Materie prime curate e certificate

Il lombatello è un taglio povero, ma questo non significa che non debba essere certificato. Carne si serve del consorzio piemontese La Granda, parte del presidio Slow Food. Gli allevatori che ne fanno parte seguono un attento disciplinare nato dall’esigenza di rispettare l’equilibrio tra benessere ambientale, animale e sociale.

Insieme alla carne, accompagnata da un’insalatina verde condita con un dressing creato dai giovani proprietari e da ricche patatine con la buccia accompagnate da ketchup e maionese totalmente reinventati (in meglio) dallo chef, sul menu troviamo una carta dei vini composta solo da dieci etichette, tutti parte del consorzio tripla A (Agricoltori, Artigiani, Artisti), che certifica la qualità della materia prima e della sua lavorazione.

Per la carta drink invece, grazie alla collaborazione con il laboratorio artigianale di Roma “Drink|It”, cinque cocktail a rotazione stagionale vengono miscelati in pre-bach e venduti in bottiglietta di vetro consumabile in loco o a casa.

Foto di Beatrice Curti
Milano Weekend