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Addio a Luca Ronconi, un gigante del teatro italiano

Marco Valerio 4 anni fa

luca ronconiSi è spento sabato 21 febbraio 2015 a Milano uno dei più grandi Maestri del panorama teatrale italiano: il regista Luca Ronconi è morto poco dopo le ore 20, al Policlinico dove era ricoverato da alcuni giorni in seguito ad un’infezione virale. Da alcuni anni il regista si sottoponeva regolarmente a dialisi. Luca Ronconi avrebbe compiuto 82 anni il prossimo 8 marzo.

Ci lascia quindi un artista che ha scritto la storia del teatro italiano. Una vita segnata dai palcoscenici teatrali quella di Luca Ronconi e in modo particolare da quelli milanesi. Dal 1998, infatti, il Maestro aveva iniziato a lavorare con continuità al Piccolo Teatro, assumendone anche il ruolo di direttore artistico. Ma prima ancora Ronconi aveva ottenuto straordinari successi come regista d’opera al Teatro alla Scala: memorabili l’Aida di Verdi con la direzione musicale di Lorin Maazel nel 1985 o lo strepitoso Guglielmo Tell di Rossini del 1988 che vedeva dirigere l’orchestra del Piermarini Riccardo Muti.

Il Teatro alla Scala ha fatto sapere, tramite comunicato stampa, che domani sulla facciata del teatro “la bandiera sarà esposta a mezz’asta”. La nota del Piermarini ricorda come Ronconi abbia realizzato “25 titoli d’opera dal 1974 al 2009 con tutti i musicisti più significativi, da Claudio Abbado, Riccardo Muti e Riccardo Chailly a maestri come Prêtre, Ozawa, Sinopoli, contribuendo in maniera determinante alla formazione dell’identità stessa del Teatro. Vastissimo il repertorio, da Verdi e Rossini al Settecento di Jommelli e Rossi fino al contemporaneo Stockhausen. Nel 2004 Ronconi mise in scena ‘L’Europa riconosciuta’ di Salieri per la riapertura del Teatro dopo i restauri”.

Ma il nome di Ronconi è legato principalmente alla grande stagione di rinnovamento teatrale degli anni sessanta, iniziando a lavorare come regista nel 1963 con la compagnia di Corrado Pani e Gianmaria Volontè e poi costruendosi un nome all’interno della produzione sperimentale e d’avanguardia. Il risultato più radicale e più noto di questa prima fase della carriera di Luca Ronconi è senza ombra di dubbio l’allestimento dell’Orlando Furioso realizzato nel 1969 nella versione di Edoardo Sanguineti con scenografia di Uberto Bertacca. Lo spettacolo regalerà a Ronconi fama tra i confini nazionali e all’estero, grazie ad una tournée a New York.

Dal 1975 al 1977 Luca Ronconi viene chiamato a dirigere la Sezione Teatro della Biennale di Venezia, mentre nel biennio 1977 – 1979 fonda e dirige il Laboratorio di progettazione teatrale di Prato. In seguito il Maestro dirigerà il Teatro Stabile di Torino (dal 1989 al 1994), il Teatro di Roma (dal 1994 al 1998), fino ad approdare al Piccolo Teatro di Milano, dove affianca il direttore Sergio Escobar in ruolo di direttore artistico.

E al Piccolo Teatro di Milano che Luca Ronconi si è dedicato anima e corpo negli ultimi anni della sua vita, realizzando opere memorabili come La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca, Il sogno di August Strindberg, Le baccanti di Euripide, fino ai recenti Celestina di Fernando de RojasPornografia di Witold Gombrowicz.

Proprio in questi giorni il Piccolo Teatro Grassi ospita le ultime repliche dell’ultimo spettacolo di Luca Ronconi, ovvero Lehman Trilogy, una trilogia ridotta a dittico che affronta la crisi economica analizzando la storia di una delle più importanti famiglie capitaliste d’America, i Lehman.

Il profondo legame tra il regista nato a Susa, in Tunisia, l’8 marzo del 1933 e la città di Milano era stato rimarcato ulteriormente due anni fa, in occasione dell’ottantesimo compleanno del Maestro: il sindaco Giuliano Pisapia e Proprio venerdì prossimo all’attore sarà consegnato dal sindaco Giuliano Pisapia e l’allora assessore Stefano Boeri il Sigillo della Città di Milano, onorificenza riservata a grandi personalità internazionali dal Dalai Lama a Cesaria Evoria.

Il Piccolo Teatro di Milano fa sapere in una nota che “insieme alle persone a lui più vicine, il Piccolo concorderà e annuncerà i modi, per ricordarlo e onorarlo, più vicini alla sua natura, al suo pensiero, alla sua umanità, alla sua riservatezza”.

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