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Un boss in salotto, la recensione del film con Paola Cortellesi, Luca Argentero e Rocco Papaleo

un boss in salotto

un boss in salottoIl nuovo anno si apre all’insegna della commedia all’italiana con Un boss in salotto, firmato da Luca Miniero. Il regista che ha già al suo attivo il successo di Benvenuti al Sud e relativo sequel, torna al cinema con vizi, virtù e relative differenze fra il Nord e Sud d’Italia, ma non si tratta di una semplice commedia.

Miniero delinea un ritratto agrodolce del nostro Paese; una tendenza che il cinema nostrano sta seguendo da tempo è quella di parlare di malavita e affini  in termini farseschi, con meritevoli e alti risultati come è accaduto con La mafia uccide solo d’estate di Pif. Qui i cattivi  risultano  sconfitti  dall’adagio:  “Una risata vi seppellirà”. Miniero allo stesso modo nella sua commedia ci parla di camorra e non solo.

Veniamo alla storia: estremo Nord Italia, Cristina (Paola Cortellesi) è una donna energica e perfetta madre della simpatica Fortuna e del timido Vittorio, è sposata con Michele Coso (Luca Argentero)  un po’ succube ma anch’egli perfetto e in carriera, con un cognome che, non a caso, riecheggia più un senso di inettitudine ed anonimato. Cristina vive la sua beata e imperturbabile vita, nella sua ben arredata e sterile villetta, nulla sembra apparentemente turbare la sua tranquilla e posticcia vita da spot pubblicitario, quand’ecco che nella sua esistenza piomba la sua più tremenda sciagura: suo fratello Ciro (Rocco Papaleo).

Ciro è il fratello che Cristina, o per meglio dire Carmela, ha lasciato a Napoli quindici anni fa, quando ha deciso di trasferirsi al Nord e farsi una vita, prima di sposarsi, sviluppare uno spiccato accento settentrionale e provare gioia a percorrere con la macchina le sinuose strade di montagna immerse nell’umidità e nella nebbia. Un vero terremoto per Carmela, perché lo zio Ciro, spacciato per morto alla famiglia dalla stessa protagonista è in attesa di un processo per camorra e ha chiesto di trascorrere i sui arresti domiciliari a casa della sorella.

Ben si può immaginare i risvolti della convivenza, sullo spunto di Incantesimo napoletano, il  potenziale criminale dai modi un po’ maldestri è in realtà un portatore sano di genuinità, il motore in grado di convertire alla vita vera e ai reali sentimenti una famiglia intera e in primis una sorella “imbalsamata” e votata all’apparenza; egli è un piccolo delinquente che con la camorra non ha nulla a che fare, eppure la sua presenza nella famiglia Coso sarà determinante per le sorti dei suoi membri.

Miniero alza il velo sulla realtà e fa riflettere su quanti realmente siano i punti in comune fra il “profondo” Sud e il “profondo” Nord: come un sistema imprenditoriale italiano sia compiacente e ricorra alla malavita per salvarsi senza troppi scrupoli, come la società premi a dispetto della provenienza chi i soldi li ha e non importa come. Un quadro dove non manca la raccomandazione, che dietro una facciata di perbenismo e falsità, a dispetto dei luoghi comuni e indipendentemente dalla posizione geografica, non è in grado di premiare il meritevole, ma chi ha persone influenti alle spalle. Un velo che viene alzato anche sulla vita di Carmela, il mondo della protagonista crolla come un castello senza fondamenta in una realtà tutt’altro che facile da affrontare in un contesto sociale avverso.

Una commedia che al di là della risata, presenta dei temi precisi e ben sviluppati, con attori calibrati fra cui svetta Papaleo, che nonostante la forzatura del suo personaggio partenopeo è in grado di rappresentare un Ciro estroso, ma che del criminale ha ben poco, a differenza dei veri camorristi tratteggiati come macchiette. Paola Cortellesi riesce a dare un tono farsesco alla sua Cristina, così esageratamente nordica e altezzosa , infine Angela Finocchiaro e Alessandro Besentini (del duo comico Ale e Franz) nei panni dei coniugi Manetti, datori di lavoro di Michele Coso, riuscitissimi nel ruolo dei corrotti e fanfaroni imprenditori settentrionali.

Un film gradevole, che a tratti cede un po’ sulle gag scontate, più vicine ad uno stile impostato da moderna commedia all’italiana, ma dove i contenuti per fortuna sono presenti, così come una buona recitazione.

Voto per noi : 7-

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