Pubblicato in: Cinema

Turbo recensione: la lumachina di Dreamworks arriva a Indianapolis

turboNessun sogno è troppo grande e nessun sognatore è troppo piccolo: questo il messaggio di Turbo, in uscita giovedì 19 agosto, terzo lungometraggio animato 2013 della Dreamworks, dopo Le 5 leggende e I Croods.

Protagonista del film di David Soren (Galline in fuga, Shrek, Shark Tale) è Theo (doppiato da Ryan Reynolds), una lumachina da giardino sognatrice che si allena a vincere gare automobilistiche: la velocità è la sua grande passione.

Per questo, vive come un emarginato nella sua piccola comunità in cui tutti ambiscono solamente a timbrare in cartellino sul posto di lavoro, una piantagione di pomodori, accettando passivamente il proprio destino: essere mangiati dalle cornacchie o schiacciati dal triciclo di un bambino sadico.

Con grande preoccupazione e imbarazzo del fratello Chat, Theo non si rassegna a una vita lenta e tranquilla, né ai suoi limiti fisici; caduto nel cofano di un’auto sportiva, come un vero e proprio supereroe subisce una mutazione genetica: il protossido d’azoto del motore carica ogni cellula del suo corpo, alterandone la struttura molecolare.

Theo diventa Turbo, la lumaca più veloce del mondo: capace di sfrecciare oltre le 200 miglia orarie, cercherà di realizzare il sogno impossibile di vincere la 500 miglia di Indianapolis battendo il suo idolo Guy Gagné, campione falso e cinico.

Costato 135 milioni di dollari, ma deludente al botteghino USA, Turbo è lontano da quell’intrattenimento più per adulti che per anni è stato la carta vincente della Dreamworks: stavolta la casa di produzione fondata da Spielberg si rivolge principalmente ai più piccoli e l’impressione, dopo Cars della Pixar e A bug’s life, è quella di un déjà vu.

Alla base dello script di Soren, Lemke e Siegel ci infatti sono l’eterna opposizione fra realisti e sognatori, fra la prudenza e il coraggio, fra il superamento dei propri limiti e la rassegnazione, e, come nel recentissimo I Croods, il percorso di affermazione del protagonista passa attraverso lo scontro all’interno del nucleo familiare: nessuna idea nuova, quindi.

Nonostante la mancanza di freschezza, Turbo rimane un protagonista davvero tenerissimo e irresistibile; inoltre il lungometraggio regala una serie di sequenze d’azione davvero ben riuscite, rese ancora più godibili dall’uso del 3D e dalla colonna sonora affidata a Henry Jackman.

Il nostro voto: 6

Una frase: “Rintana e rotola!” (Chat)

Per chi: per i vostri piccoli cinefili

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