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Trio Bobo live: Faso e Meyer raccontano il loro fusion-progressive “come negli anni Settanta”

Paolo CrespiPaolo Crespi 4 settimane fa
trio bobo

Da divertissement a uso quasi personale, da spendere nei locali, a produzione di eccellenza di una realtà della nicchia fusion-jazz-rock-progressive che ha soprattutto il merito, nelle intenzioni dei suoi membri, di esprimere una “musica ben composta e registrata live da uomini in carne ed ossa come si faceva negli anni ‘70”.

Trio Bobo, al secolo Faso (Nicola Fasani, bassista), Christian Meyer (batterista) e Alessio Menconi (chitarrista), i primi due membri storici di Elio e Le Storie Tese, non la manda a dire: la suona. Ora anche in un disco Hukapan/Decca Records che è il terzo di una carriera iniziata nel lontano 2002, in parallelo a quelle ufficiali di ciascuno di loro: “Sensurround” cita nel titolo un innovativo sistema sonoro per il cinema brevettato negli anni 70 dalla Universal, poi soppiantato dal Dolby Surround. E a bordo delle 13 tracce, buffamente titolate (da “Disastro sull’Arno” a “Boulin Rouge”) ma molto ricche a livello compositivo e registrate magistralmente, ospita musicisti di prim’ordine come Stefano Bollani, che non ha bisogno di presentazioni, e Varijashree Venugopal, per gli amici Vari, strepitosa cantante-flautista di Bengalore, al suo debutto in un disco italiano.

Una scelta controcorrente…

“Prima o poi, tutti gli artisti (vedi i Beatles) vanno in India, in pellegrinaggio. Intanto noi abbiamo fatto venire qui un’indiana: per farci ‘ritrovare’ è lei che ci viene a cercare. Una cosa senza precedenti e anche, se vogliamo, un gran bel risparmio”, spiega il milanese Faso aprendo l’incontro di lancio condiviso con lo svizzero Meyer – assente il genovese Menconi, non pervenuto.

La disponibilità delle piattaforme digitali aiuta la diffusione di una musica “non mainstream” come la vostra?

“Può darsi, ma faccio presente che questo tipo di musica ha avuto momenti gloriosi in cui gruppettini leggermente più bravi di noi come i Wheater Report o i Genesis riempivano letteralmente gli stadi. Vero che oggi questa musica, grazie alla tecnologia, è più facile da reperire, ma se i ragazzi, potenziale pubblico di orecchie fresche, non hanno di fianco qualcuno che gli suggerisce uno spettro ampio di proposte, l’unica cosa che finiscono per ascoltare è la trap o l’ultimo pezzo di Ed Sheeran. E chi esce dal solco è visto come un marziano”.

E a parte quei privilegiati dei vostri figli, che si può fare per gli altri giovani virgulti?

“Bisogna andare nelle scuole, a partire dalle elementare e iniziare a indottrinare come dei panzer, con la musica bella. E parlare ai ragazzini degli Earth, Wind & Fire e di Steve Wonder. Io ne ho fatto un punto d’onore e una missione>>, ammette Meyer, sorpreso più volte a imporre l’ascolto di Frank Sinatra a uno stuolo di ignari ragazzini. “Succede con i vecchi bei film che passano continuamente in tv, perché non dovrebbe funzionare con la musica?”.

A proposito di biodiversità musicale, Bollani nel vostro disco suona il mitico Fender Rhodes e tu Christian, per un brano hai rispolverato uno strumento “antico” come clavinet. Come ti è venuto in mente? 

“Avendo tutto il tempo che volevamo a disposizione per completare il lavoro, abbiamo deciso di inserire in studio, con l’overdubbing, delle “buone spezie” come il suono del Clavinet, molto usato a suo tempo da un tastierista jazz e R&B come George Duke. Io naturalmente lo suono come posso, con una mononota…”.

Dove nascono le idee migliori?

“Sembra strano, ma spesso nei souncheck, mentre “cazzeggiamo”. Per fortuna Christian registra sempre tutto e a distanza di tempo lo recupera dal suo mega archivio di file per farcelo riascoltare: spesso è materiale buono da cui prendiamo spunto per i pezzi nuovi>>, rivela Faso. <<E’ nato così anche un brano anomalo e non rappresentativo dell’album come “Il Getto”, di cui c’è anche un video altrettanto anomalo che funziona un po’ come trailer di Sensurround”.

Recentemente siete stati a Tokyo per un paio di concerti. Bella soddisfazione, ma qui in Italia dove vi si può ascoltare live?

“Presenteremo questo disco al Teatro dell’Arte il 4 novembre nell’ambito di Jazzmi. E dall’india ci raggiungerà per l’occasione Varijashree Venugopal in una serata in cui condivideremo il palco, ma in sessioni separate (salvo contaminazioni dell’ultima ora) con Paolo Jannacci. Vi aspettiamo”.