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Mai arrendersi, mai abbandonare la lotta: 8 marzo al cinema con Suffragette

suffragette recensione

“Never surrender, never give up the fight”

Uscirà l’8 Marzo, nelle sale italiane, Suffragette una delle pellicole più attese del mese. Un film confezionato a quattro mani: regia di Sarah Gavron e sceneggiatura di Abi Morgan.

Londra 1903. Le donne inglesi lottano per una maggiore considerazione in campo sociale e politico, il loro obiettivo è ottenere il suffragio universale. Emmeline Pankhurst (Maryl Streep) è a capo del movimento WSPU (Women social and political Union), questo esercito di pioniere, di ogni estrazione sociale si organizzerà in comitati ingaggiando una lotta senza quartiere. Al grido di “Vote for women”, le militanti decidono di infrangere definitivamente lo “status quo”, con azioni di forza atte a dare una significativo cambio di rotta.

Suffragette, titolo coniato in senso denigratorio con il quale la stampa tratteggiava le attiviste, porta lo spettatore nel cuore pulsante di questa svolta epocale che ha per protagoniste donne pronte a tutto pur di vedere riconosciuti i loro diritti. Rigidi scioperi della fame, eclatanti azioni rappresentative, sabotaggi, strenui sit in, resistenza alla violenza perpetrata dalle forze dell’ordine, in cui morte e massacri sono all’ordine del giorno.

Maud è la protagonista del film (una bravissima Abi Morgan). Una donna occupata, dall’età di 7 anni, in una lavanderia con turni massacranti di 13 ore, travolta dagli eventi, dopo un iniziale conflitto interiore fra decidere se rimanere la perfetta moglie e madre imposta dalla società o unirsi alla lotta, decide per la seconda strada. Rappresentante di una classe sociale bistrattata, umiliata e succube dell’uomo, Maud si unirà alle sue compagne suffragette già attive: la farmacista Edith (Helena Bonham Carter), Violet (Anne-Marie Duff) e Alice (Romola Garai) sacrificando tutto ciò che aveva.

Sarah Gavron insieme a Abi Morgan non vuole lasciare nulla al caso, il suo Suffragette è una reale rappresentazione dei fatti. Gavron si affida ad un lavoro di ricerca fra archivi storici e diari delle stesse attiviste. Un film corale e femminile,  ben recitato, commovente e forte che non spicca per particolarità narrativa e che risente un po’ del ruolo defilato della sua icona Emmeline /Streep, ma che andrebbe visto. Una pellicola che intende chiaramente essere un tributo alla memoria di queste donne, senza artificiosità ma con onestà, un chiaro monito ieri come oggi di ciò che è stato e ciò che ancora è.

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