Pubblicato in: Cinema

Sound of Metal: la recensione del film in corsa per sei Oscar

sound-of-metal-ruben

Sound of Metal è stato silenziosamente presente sulla piattaforma Amazon Prime Video per quattro mesi, ma dopo la candidatura a sei premi Oscar il film è balzato tra le pellicole più viste spiazzando il pubblico, sinceramente dispiaciuto di non essersi potuto godere al cinema il film di Darius Marder che ha il suono e la sua percezione come punto focale.

Sound of Metal: l’urlo del silenzio

Ruben e Lou sono una coppia di musicisti metal, tanto arrabbiati e caotici sul palco quanto fragili e innamorati nella vita. I due si spostano da una città all’altra sul loro camper antiquato che gli fa da casa e anche da studio di registrazione.

Tutto sembra andare per il meglio, con un nuovo disco pronto per essere lanciato, quando Ruben si accorge di avere dei “vuoti” di udito; dei momenti in cui le sue orecchie si spengono. Il fenomeno diventa sempre più frequente, fino a quando il giovane batterista rimane completamente sordo. Tagliato fuori dal mondo e soprattutto dalla musica Ruben sembra sul punto di impazzire.

È la sua Lou a prenderlo con risoluta dolcezza e accompagnarlo in una comunità per persone sorde, dove l’uomo potrà ritrovare il contatto con l’esterno e imparare a vivere da persona non udente grazie agli insegnamenti di Joe, veterano del Vietnam e fondatore della comunità.

Nonostante la serenità dell’ambiente e il legame creatosi con i membri del gruppo Ruben si sente in trappola e lotta per tornare da Lou e riprendersi qualcosa che ha perso per sempre.

In corsa per gli Oscar 2021

Sound of Metal doveva essere distribuito nelle sale internazionali nell’agosto del 2020 dopo essere stato presentato in anteprima al Toronto Film Festival già nel 2019, ma a causa del Covid il film è uscito direttamente in streaming su Amazon Prime Video il 4 dicembre in sordina (si perdoni il gioco di parole).

La pellicola colpisce immediatamente per la sperimentazione sonora, fatta di lunghissimi silenzi, momenti di incomprensione e cacofonia. Il regista crea tra noi e il film lo stesso muro che Ruben si trova davanti a causa della sordità.

La storia di Ruben nasce dalla volontà del regista e sceneggiatore Derek Cianfrance di raccontare la sua esperienza di batterista affetto da acufene, comunemente conosciuto come “fischio” all’orecchio, una problematica che affligge molti musicisti (il cantautore Caparezza ha dedicato un intero album al disturbo: Prisoner 709).

Lo studio sulla comunità sorda è ben visibile nella realizzazione delle scene e dei loro rapporti sonori: tra le altre, il momento in cui il protagonista è a tavola con i ragazzi della comunità (persone realmente non udenti). Sentiamo parte della scena in totale silenzio, come fossimo parte del gruppo, quando ad un certo punto l’audio esplode e ci troviamo a sentire la cacofonia di suoni fatti da un’allegra tavolata che non percepisce il rumore di una sedia strisciata sul pavimento o di una manata sul tavolo.

Lo spettatore passa da membro attivo a osservatore grazie al geniale lavoro sui suoni, per il quale Sound of Metal è candidato più che giustamente all’Oscar.

Riz Ahmed: recitare in silenzio

Sound of Metal si compone di pochissimi attori, ognuno dei quali regala un’interpretazione profonda e delicata, senza mai scadere nell’overacting abusato a Hollywood nei film con soggetto la disabilità.

A spiccare è senza dubbio Riz Ahmed, nel suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo, per il quale è in lizza per l’Oscar come miglior attore. L’attore e rapper di origine pakistana ha interpretato Ruben mostrando il senso di prigionia derivato da una condizione improvvisa e destabilizzante, che per un musicista segna la fine della carriera.

Lo spettatore è guidato da Ruben nel suo percorso emotivo alla ricerca di una sua dimensione nella sordità, mostrando come questa sia vissuta in modi differenti dai diversi membri della comunità; non come una prigione, ma come una caratteristica fisica.

Riz Ahmed recita soprattutto con lo sguardo e con le mani, utilizzate per imparare il linguaggio dei segni, la porta d’accesso a un nuovo modo di comunicare con gli altri al di fuori della voce. L’attore ha realmente appreso la lingua dei segni americana, usandola per comunicare nel modo più reale possibile con i compagni di set non udenti.

Insieme a lui sulla scena anche Paul Raci, attore figlio di persone sorde al suo primo ruolo di rilievo e candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista. Per il ruolo di Joe, fondatore della comunità frequentata da Ruben, la produzione aveva proposto una lista di attori famosi, anche a sostegno di un cast formato perlopiù da attori non professionisti o poco più che esordienti. Il regista Darius Marder li scartò tutti, preferendo una persona che avesse reale dimestichezza nel quotidiano con le persone non udenti.

La sincerità ricercata nel film, dal cast allo straordinario impiego del sonoro, ha permesso al regista di creare un’opera che indaga intimamente una condizione fisica senza cadere nemmeno per un secondo nel pietismo, indagando profondamente gli sconvolgimenti di una persona affetta da sordità improvvisa e il suo faticoso cammino verso una nuova vita silenziosa.

Etichette:
Milano Weekend