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Sorry We Missed You: recensione e incontro con il regista Ken Loach

RedazioneRedazione 4 settimane fa
sorry we missed you

Distribuita da Lucky Red e nelle sale dal 2 gennaio, l’ultima fatica del regista Ken Loach, il film Sorry We Missed You, è un lucido, amaro ritratto di una famiglia di Newcastle che affronta la dura realtà di riuscire ad andare avanti tra debiti e lavori precari, coltivando il sogno di avere una casa e dare un futuro migliore ai due figli.

Sorry We Missed You: la trama

Ricky, dopo aver lavorato come operaio edile, vede perdere i suoi risparmi per la crisi e si lascia sedurre dal richiamo della nuova frontiera della gig economy: prendere un furgone, aderire a un franchising e avviare un servizio di consegne di pacchi a domicilio. Turni estenuanti, pressioni, mobbing, nessuna forma di garanzia, permessi o tutele, lo rendono del tutto assoggettato alla ditta per cui lavora.

A ciò si aggiunge l’alto rischio a suo carico dei beni strumentali e le penali per assenza o mancata produttività. Abby, invece, accudisce persone anziane e disabili, tra richieste sempre più esigenti della sua organizzazione: dopo aver venduto la macchina per comprare il furgone al marito è costretta a spostarsi in autobus. Entrambi tornano a casa, esausti, solo la sera tardi. Sullo sfondo avanza l’uragano di una crisi familiare con la dispersione scolastica, i guai con la giustizia, la ribellione e i conflitti che esplodono con i figli.

Sorry We Missed You: il nostro parere

Il tempo rubato dal lavoro e sottratto alla famiglia, il dominio del lettore satellitare e della tecnologia sull’essere umano, la necessità di lavorare così tante ore per guadagnarsi decentemente da vivere: sono questi i temi al centro della pellicola e le immagini che rimangono al termine della visione.

Un film a tratti neorealistico che ricorda anche alcune scelte pasoliniane. Gli attori protagonisti non hanno una carriera di recitazione alle spalle: Kris, che interpreta Ricky, era solo un idraulico alla guida di un furgone prima del film, Debbie, nei panni di Abby, è un’insegnante di sostegno, i bimbi sono degli studenti delle scuole locali. Anche le riprese sono state un rischio: gli attori conoscevano le scene a mano a mano che il film veniva girato e quando c’era una sorpresa lo era veramente. Un azzardo ben riuscito, almeno nell’intento comunicativo e di denuncia che il film si prefigge.

Sorry We Missed You: l’incontro con il regista Ken Loach

Saluta un ammiratore con il pugno alzato il maestro Ken Loach prima di entrare in sala, dove lo attende Diego Bianchi alias Zoro. Alla presentazione della sua ultima opera, Sorry we missed you, al cinema Quattro Fontane, il regista inglese declina la sua arte all’impegno politico e sociale. Come ha sempre fatto dai tempi di Terra e libertà e Il vento che accarezzava l’erba fino all’ultimo premiato Io, Daniel Blake, Palma d’oro 2016.

“Non è stata una buona settimana – commenta il regista – le persone sono molto confuse dall’esito delle elezioni in Gran Bretagna. Il leader dei laburisti Corbyn è stato trasformato in impopolare da una propaganda portata avanti dai media e dai socialdemocratici di destra che hanno dato occasione ai conservatori di attaccare la sua leadership. L’intento – ha aggiunto – era quello di distruggere il programma radicale del partito, nel quale i laburisti avevano scritto che avrebbero puntato in futuro a diminuire la settimana lavorativa a 32 ore. E per questo sono stati derisi”.

Il regista ha poi proseguito con la sua disamina delle consultazioni elettorali nel Regno Unito: “Bisogna evitare che torni quell’idea di centrosinistra di Tony Blair, responsabile delle privatizzazioni e di quasi un milione di morti in Iraq. Quanto all’Europa non si può essere solidali con i lavoratori degli altri Paesi in questa Unione perché è basata solo sul libero mercato e va cambiata.

A chi gli chiedeva se la pellicola potesse incidere nel dibattito pubblico, il cineasta inglese ha riferito della distribuzione che ha avuto nelle piccole realtà sociali grazie a una diffusione a prezzi vantaggiosi delle case di distribuzione, “una piccola voce in un coro di tante voci”.

Sono le disuguaglianze che bisogna combattere. Non a caso il capo di Amazon è uno dei più ricchi del pianeta: “Questa disuguaglianza così marcata non si può sopportare, consegnare un pacco in un furgone che brucia benzina è una distruzione del pianeta che ricadrà sui figli dei borghesi come su quelli degli operai”.

Articolo a cura di Fabio Fantozzi