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In scena al Piccolo Teatro uno Shakespeare che sa di libertà

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Foto Marica Moretti

In scena al Piccolo Teatro Studio Melato, uno Shakespeare inedito, recitato interamente al femminile dalla compagnia aperta di volontarie, artiste e detenute del Centro Europeo Teatro e Carcere. Sabato 10 e domenica 11 dicembre si apre il sipario sul nuovo spettacolo San Vittore Globe Theatre – Atto secondo. Le Tempeste.

La regista Donatella Massimilla propone un’intensa rilettura della Tempesta, intrecciandola con brani composti dai membri della compagnia durante il percorso laboratoriale di “auto-drammaturgia” Dentro/ Fuori San Vittore. Il risultato è un intreccio di monologhi dal forte impatto emotivo, creati durante le prove nei corridoi e nei cortili delle carceri di San Vittore e allacciati al lavoro di prova fatto all’esterno dalle ex detenute. Il teatro diventa quindi, non solo una ricerca artistica, ma un ponte tra vissuti e ricerche di libertà.

“Un teatro che nasce per le piazze, con la tradizione della Commedia dell’Arte, per far diventare le persone con un lavoro su se stessi molto profondo, lentamente personaggi.” – racconta la regista Donatella Massimilla – “L’auto-drammaturgia è un termine che un po’ abbiamo coniato noi per definire come i vissuti, i tendini, i cuori delle persone si riscrivono incontrando le grandi opere.”

Il testo di Shakespeare diventa un lavoro corale e per le carcerate si fa veicolo di libertà, occasione che permette di evadere dalle mura della cella. La tempesta diventa metafora della deriva esistenziale del singolo, del naufragio dal quale l’arte rappresenta l’ancora di salvataggio. Alla ricerca teatrale si affianca la prospettiva di reinserimento lavorativo delle detenute, che connota il teatro come mezzo di espressione non soltanto artistica, ma soprattutto umana. Questo l’obiettivo che connota gli oltre 20 anni di attività del CETEC, Centro Europeo Teatro e Carcere.

Come ha spiegato Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, durante la conferenza stampa: “Ogni volta che sento dire ‘teatro sociale’ faccio fatica a condividerlo in generale perché è ovvio, il teatro è relazione e quindi è sociale. Nel caso del lavoro realizzato a San Vittore questo termine acquista un senso molto profondo. Il teatro fatto in carcere ha una dimensione sociale perché ha dei limiti e delle difficoltà oggettivi, delle misure di tempo, spazio, permanenza così come di sicurezza. Questo non significa, secondo me, che sia vissuto come un ‘diversivo’, anzi, è qualcosa che richiede uno sforzo organizzativo, di gestione e soprattutto molta complicità e disponibilità ad aprirsi da parte delle persone detenute. Il teatro ha una caratteristica straordinaria: ha in sé delle regole interne, non formali, che devono fare i conti con quelle formali come la disciplina e l’impegno”.

Il forte messaggio e il delicato lavoro compiuto durante i laboratori teatrali, danno vita a immagini potenti, che affondando le ispirazioni tra filologia e vita vissuta. Sul palco, parole e visioni che non potranno lasciare indifferente il pubblico. Come nelle ricerche portate avanti dai due grandi Maestri Dario Fo e Giorgio Strehler – a cui è dedicato lo spettacolo – che parlano di un teatro che è relazione, fatto non di sola estetica ma di sentimenti profondi che si fanno specchio di un contesto sociale attuale.

Piccolo Teatro Studio Melato, via Rivoli, 6. Sabato 10 dicembre, ore 19.30; domenica 11 dicembre, ore 16. Biglietto 10 euro.

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