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La Serie A e la NBA, due universi paralleli

News PartnerNews Partner 5 mesi fa
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Il basket è da sempre uno degli sport più seguiti e praticati in Italia, sebbene sia il calcio quello più gettonato e popolare. Tuttavia nel Belpaese la tradizione cestistica è importante e una serie di club lo confermano: soprattutto nel Nord del paese, infatti, esistono varie squadre dalla grande tradizione e dalla storia importante che hanno fatto da protagonisti della Serie A per tanti anni.

Dopo gli anni delle due squadre di Bologna, la Fortitudo e la Virtus, quelli della Benetton Treviso e quelli dell’imbattibile Montepaschi Siena, adesso è tornato in auge il nome dell’Olimpia Milano. Stiamo parlando della società di basket con più titoli di tutte in Italia, ossia 28 Scudetti, per non parlare poi delle 6 Coppe Italia e delle 3 Coppe dei campioni in bacheca. Dopo anni di crisi di risultati e il rischio di fallimento, nel 2008 l’Olimpia, simbolo dello sport milanese, viene acquistata dallo stilista milanese Giorgio Armani, che darà poi il nome alla squadra, con l’intento di risalire la china. E in effetti i risultati sono arrivati, sebbene dopo un po’ di tempo.

Nel 2013-14 l’Olimpia torna campione d’Italia dopo ben 18 anni per poi ripersi nella stagione 2015-16 e 2017-18, l’ultima disputatasi in Italia, dopo aver sconfitto in finale Trento. Dopo una stagione trionfale, in cui l’apporto dei tifosi è stato importantissimo, come ogni anno si registrano nuovi paragoni con le squadre dell’NBA, la lega di basket più importante del pianeta.

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Milano vs Golden State

Il paragone da fare, eventualmente, sarebbe con i Golden State Warriors, franchigia campione dell’ultima stagione di NBA dopo le splendide finali contro i Cleveland Cavaliers di Lebron James (da pochi giorni ai Los Angeles Lakers!) che ci ha provato, ma non è riuscito a sconfiggere Curry e compagni. Il dominio di Milano da un lato e Golden State dall’altro è solo parzialmente comparabile: se da un lato la vittoria dell’Olimpia in finale nel mese di maggio su Trento è arrivata in 6 partite, i Warriors si sono invece imposti sui Cavaliers con un netto 4 a 0 senza praticamente dare opzioni di rivalsa agli avversari.

L’altalena della finale italiana è stata sicuramente specchio di una finale più equilibrata nella quale Milano era andata in vantaggio di 2 per poi essere raggiunta nelle due partite fuori casa. In seguito, l’orgoglio e la maggior qualità degli uomini allenati da Simone Pianigiani hanno fatto sì che Milano si imponesse di un solo punto in gara 5 in casa per poi vincere nettamente gara 6 a Trento e di conseguenza proclamarsi campione d’Italia. Golden State è stata invece sempre padrona della finale, sebbene in gara 1 ha dovuto imporsi ai supplementari.

In generale, però, verrebbe da dire che l’Olimpia non ha esercitato il dominio registrato dai Warriors durante tutta la stagione. Inoltre, secondo Betway Golden State è già a fine giugno favoritissima per l’anello con una quota di 2,30, molto più schiacciante rispetto a altre grandi dell’NBA. Le previsioni dell’Olimpia, seppur favorevoli, non indicano un dominio così assoluto sul campionato. Forse è proprio qui dove si registra la grande differenza tra le due compagini: entrambe in cima alla classifica, ma con Golden State a farla da padrona senza praticamente rivali, mentre Milano deve lottare con le unghie per affermarsi.

Questione di punti

Ciò che differenzia in primis la Serie A, e in generale i campionati europei, dalla NBA è prima di tutto il livello di spettacolarità. Negli USA il basket è quasi una religione ed è lo sport più mediatico di tutti, alla pari dell’NFL e più del baseball. I salari sono molto più elevati e così lo sono anche i punteggi, con rovesciamenti di fronte e contropiedi all’ordine del giorno. Non è un caso che ogni match della finalissima NBA abbia visto più di 100 punti messi a referto per squadra, eccezion fatta gara 4, quando Cleveland si è fermata a 85.

Nella finale dei playoff italiani, invece, solo in gara 1 Milano si è avvicinata alla tripla cifra battendo Trento per 98 a 85. Sono numeri che analizzano in maniera empirica l’abisso che si staglia da un mondo cestistico all’altro. Non a caso pochi cestisti italiani (ed europei in generale) hanno saputo imporsi in NBA. Gli ultimi in ordine di tempo, ossia Marco Belinelli e Danilo Gallinari – quest’ultimo sabato 7 luglio sarà a Milano – non hanno mai trovato la continuità di rendimento che avevano dimostrato in Italia, dove furono le figure di riferimento rispettivamente della Fortitudo Bologna e dell’Olimpia Milano.

basket-pexels-campoGoudelock vs Curry

I due uomini principali delle due squadre a confronto sono entrambi statunitensi. Per Milano parliamo di Andrew Goudelock, mentre per Golden State ci riferiamo a Stephen Curry. Entrambi nati nel 1988, hanno avuto carriere totalmente diverse. Il primo non riuscì ad incidere nei Lakers e nell’NBA, per cui si è dedicato a giocare in Europa dove il livello medio è per il momento ancora inferiore.

I suoi 367 punti in 24 partite in stagione più il titolo di MVP (most valuable player, ovvero il giocatore top della stagione) lo fotografano come il giocatore dell’anno per l’Olimpia. Curry, invece, ha avuto una crescita lenta ma continua: da anni domina le statistiche del tiro da tre in NBA e vanta il maggior numero di triple segnate in stagione, ben 402. Due giocatori per due universi paralleli di basket.