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Se mi lasci non vale: la vendetta amorosa secondo Salemme

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Vincenzo (Salemme) incontra per caso Paolo (Calabresi, appunto) i due vivono un dramma in comune, entrambi sono stati abbandonati dalle loro rispettive compagne, Vincenzo dalla vegana Sara (Serena Autieri) e Paolo dall’architetto Federica (Tosca D’Aquino). I due disperati si sfogano del loro mal comune, instaurando una sorta di amicizia che trova il suo punto di forza nelle “pene d’amor perdute”.

Ma un giorno a Vincenzo viene un’idea, per vendicarsi del torto subito, ordisce la sua vendetta: Paolo dovrà corteggiare la sua Sara e lui ammaliare Federica vestendo i panni di un ricco magnate. Una volta “cotte a puntino” le due donne verranno lasciate senza pietà dai due compari.

Questo in sostanza è il “plot” dell’ultimo film di Vincenzo Salemme dal titolo Se mi lasci non vale, lavoro  che trae in parte ispirazione dal film Delitto per delitto, thriller firmato da Alfred Hitchcock, ma solo nella forma, poiché il regista nostrano decide (giustamente) per un riadattamento partenopeo con tanto di umorismo, amore di coppia, immancabile lieto fine e lezioncina da imparare.

Se mi lasci non vale è infatti tutto ciò che compone una classica commedia all’italiana costruita su gag, ed equivoci, scambi di persona tradizionali, privi di guizzi originali. Una commedia compassata, dai risvolti tradizionalmente inaspettati per i protagonisti, per fortuna, mai volgare, ma carente di un tocco bizzarro e intrigante. Siparietti comici abusati, una sceneggiatura abbastanza prevedibile e personaggi poco delineati.

Salemme insomma sembra non osare, si pone come un deus ex machina nella vicenda, l’amico Paolo (uomo timido e impacciato) è il classico personaggio gregario, Sara fin troppo simpatica e senza difetti, mentre Tosca D’Aquino risente del suo ruolo confinato e funzionale alla storia. Fortuna che Salemme ha tentato di sollevare le sorti della sua pellicola arruolando Carlo Buccirosso che nella storia è un attore squattrinato senza passato né futuro, “assunto” dai due amici nel ruolo di autista per reggere la “sceneggiata”.

Buccirosso da solo, da buon mattatore e talentoso attore, come un moderno Nino Taranto, davvero riesce nell’impresa di strappare le risate. Accanto a lui  Carlo Giuffrè nei panni del padre di Paolo, una figura apparentemente marginale ma che gioca un peso specifico nella messa in scena, con la carica dell’attore di teatro.

Voto per noi: 6-

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