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Milano Romana: restaurate le torri di Ansperto

Marco Valerio 5 anni fa
© Comune di Milano

Si arricchisce ulteriormente l’itinerario storico-culturale della Milano Romana. Si è, infatti, concluso il lavoro restauro delle due torri romane (quadrata e poligonale di Ansperto) del museo Archeologico: un importante intervento di recupero conservativo nell’area della città antica.

Milano Romana è un percorso di nove tappe a piedi, da via San Giovanni sul Muro a San Lorenzo, che permetterà a milanesi e turisti, già in questi giorni d’estate, di riscoprire i luoghi del passato di Milano.

Nell’ambito del percorso sperimentale Milano Romana, le due torri appena restaurate sono una testimonianza ben visibile nel giardino delle Civiche Raccolte Archeologiche, della nuova cerchia muraria risalente all’imperatore Massimiano. La torre poligonale è collegata a un imponente tratto di mura che continua, a livello di fondazioni, anche nei sotterranei del Museo. È nota anche come Torre di Ansperto, poiché la tradizione milanese indicava il vescovo di Milano Ansperto da Biassono (869-881) come il costruttore o il restauratore della struttura.

Queste le tappe più significative del percorso Milano Romana:

Il percorso sperimentale parte da via S. Giovanni sul Muro (MM Cairoli), dove sorgevano l’antica cerchia muraria e la Porta Vercellina, costruite dopo l’ottenimento della cittadinanza romana nel 49 a.C. e che racchiudevano un’area di quasi 80 ettari (il perimetro era di circa 3.500 metri) ed erano circondate da un fossato dove affluivano le acque del Seveso. In via Brisa sorgeva il palazzo dell’imperatore Massimiano (che occupava l’area tra via Torino e corso Magenta). Il palazzo era sia la residenza imperiale sia luogo di rappresentanza, e comprendeva anche le terme private e il circo (l’equivalente dell’ippodromo), dove l’imperatore si mostrava solennemente ai sudditi.

Tra via Circo e via Vigna sorgeva il circo, costruito alla fine del III secolo d.C. dall’imperatore Massimiano Erculeo, dove si svolgevano le corse dei carri. Nei secoli successivi il circo viene progressivamente spogliato e demolito. Prima della riscoperta del monumento a partire dal 1939, si perde addirittura memoria della sua ubicazione, ricordata soltanto dai nomi di via Circo e delle chiese di Santa Maria ad Circulum e Santa Maddalena ad Circulum.

Nel giardino del Museo Archeologico, in corso Magenta 15, sono ben conservati un tratto della cinta muraria massimianea e la torre di Ansperto, a ventiquattro lati. Le mura continuano nei sotterranei del Museo.

Tra piazza Affari e via S. Vittore si trovano i resti del teatro, l’edificio pubblico più antico della città tardo repubblicana o augustea (metà-fine del I secolo a.C.), che testimonia l’importante momento storico in cui Milano, municipium romano dal 49 a.C., si dota di edifici pubblici, sacri e profani. A pianta semicircolare, l’edificio era utilizzato per rappresentazioni teatrali, giochi, feste e riunioni e continuò a ospitare assemblee popolari fino al XII secolo, quando, in seguito alle distruzioni compiute dall’imperatore Federico Barbarossa nel 1162, se ne perse memoria.

In via Morigi 2 si trovano i resti di pavimento in battuto di malta con inserti di marmo testimoniano la presenza delle domus, di cui restano tracce assai labili, che raramente e soltanto in parte consentono di ricostruire la planimetria delle case, soggette a ristrutturazioni, cambi di destinazione d’uso, distruzioni e ricostruzioni, a causa della continuità di vita della città.

In largo Carrobbio sorgeva la Porta Ticinensis, l’unica porta urbica della cinta muraria di I sec. a.C. parzialmente conservata: la torre, nota come “torre dei malsani” perché annessa a un lebbrosario, alta 9 metri e attualmente inglobata in un edificio moderno, costituiva la torre poligonale destra – per chi esce dalla città – della Porta Ticinensis, composta da due fornici (passaggi) e da due torri laterali. La porta sorgeva all’incrocio di quattro assi stradali (quadruvium da cui l’attuale Carrobbio) due interni e due esterni, uno per Ticinum (l’attuale Pavia), l’altro per Habiate (Abbiategrasso).

Le colonne di San Lorenzo e il portale di Sant’Aquilino, in corso di Porta Ticinese: il colonnato marmoreo davanti alla facciata di San Lorenzo è il monumento romano meglio conservato e più famoso di Milano. Fu eretto in epoca tardo antica (probabilmente nel V secolo d.C.) come prospetto scenografico dell’atrio antistante la chiesa, ma è costituito da colonne, basi, capitelli e frammenti di architrave assai più antichi, recuperati da un ignoto edificio pubblico della seconda metà del II secolo d.C.

La chiesa di San Lorenzo, nonostante i danni subiti nel corso del tempo, il superbo edificio paleocristiano, fuori dalle mura, lungo la via per Ticinum (Pavia) e presso le acque della Vepra, si conserva ancora in gran parte. Preceduta da un atrio oggi perduto con fronte decorata da un colonnato di reimpiego, l’edificio è stato variamente datato tra il IV e il V secolo.

Il sacello di Sant’Aquilino (in San Lorenzo). Per la sua forma e la ricchezza dell’interno, di cui ora si conservano solamente alcune tracce, il sacello è stato considerato un mausoleo imperiale. Attualmente è possibile visitare, nel sotterraneo, anche la platea di fondazione su cui poggia l’edificio, formata da blocchi di pietra squadrati, provenienti in gran parte dalla demolizione del vicino anfiteatro.

In via De Amicis 13 sorgeva l’anfiteatro, uno dei più grandi noti in Italia settentrionale, che sorse nel I secolo d.C. all’esterno delle mura cittadine, non lontano dalla Porta Ticinensis. Nell’arena centrale ellittica, circondata da gradinate per gli spettatori, si svolgevano duelli tra gladiatori, lotte tra uomini e animali feroci, pubbliche esecuzioni di condannati ad bestias, cioè a essere sbranati dalle fiere, e addirittura battaglie navali. Nel corso del V secolo d.C. L’anfiteatro venne spogliato dei materiali edilizi dell’anello esterno, reimpiegati per nuove costruzioni o per rinforzare la cinta muraria urbana. Le imponenti fondazioni della struttura sono visitabili nel Parco Archeologico dell’Anfiteatro, al quale è annesso l’Antiquarium Alda Levi.

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