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Mike Lennon live al K-Pop Summer Vibes: “Al Castello Sforzesco…è già storia”

Irma CiccarelliIrma Ciccarelli 2 settimane fa
Mike Lennon Kpop
Mike Lennon

Classe 1995, Mike Lennon, Duc Loc Michael Vuong all’anagrafe, si esibirà il prossimo 23 agosto in occasione del K-POP Summer Vibes al Castello Sfrozesco di Milano.

Nell’ultimo anno ha conquistato a scena musicale grazie al primo singolo in italiano “Konichiwa”, in cui l’ironia fa da filo conduttore anche per gli altri brani contenuti nell’ EP Asian (Carosello Records), pubblicato lo scorso 2 aprile.

” Stiamo lavorando molto bene…Penso che faremo grandi cose insieme”

Mike Lennon non veste solo i panni di rapper , ma anche di producer  (tra le varie produzioni c’è quella con Maruego) e ha collaborato con artisti come Gue Pequeno, 2nd Roof, Zifou ed Emis Killa.

La nostra intervista a Mike Lennon

Perché la scelta di questo nome d’arte: Mike Lennon?

Da piccolo ero appassionato dei The Beatles, sono stati il mio primo amore e quindi è stato naturale scegliere come nome d’arte Mike Lennon.

In più, qualche anno fa, ho scoperto che sono nato nello stesso giorno di  John Lennon (il 9 ottobre) e ho pensato “Che coincidenza”! Ne sono onorato.

Inoltre, non volevo mantenere il mio vero cognome perché non ho mai visto mio padre come una figura di riferimento.

Cosa pensi del K-Pop? Che concezione hai di questa corrente?

Ho avuto modo di conoscere alcuni di questi gruppi asiatici e coreani (che stanno spopolando), mi ricordano molto le boyband di un tempo: sono in un gruppo, ballano e i video sono fatti molto bene.

È un prodotto che sta funzionando bene e sta oltrepassando i confini dell’Asia, raggiungendo l’Europa e l’America.

Perché secondo te sta avendo tutto questo successo, al di là dell’influenza avuta dal pop americano ed europeo?

Senza dubbio, gli asiatici non sono percepiti nel mondo dell’intrattenimento come gli americani o gli italiani, ma loro sono riusciti a rendere internazionale il k-pop dandogli un nuovo sound e un’immagine rinnovata.

Quali sono stati i tuoi riferimenti musicali?

Innanzitutto, i The Beatles, poi l’hip-hop di cui ho ascoltato tutto (da 2pac fino ai 50cent).

Oggi, è più difficile avere dei riferimenti specifici perché la musica è cambiata ( con l’arrivo dello streaming) e ci sono tanti cantanti talentuosi, anche se, forse, i brani sono diventati più importanti del personaggio stesso.

Più che ai cantanti, faccio riferimento alla figura del produttore, come, per esempio, Timbaland.

Del resto, sei anche un produttore: hai prodotto giovani rapper come Maruego. Quali caratteristiche deve avere un giovane artista per convincerti a collaborare con lui e al suo progetto?

Non mi definisco ancora un produttore: è un processo lungo e non sono ancora abbastanza maturo per definirmi tale.

In un artista cerco la novità, qualcosa che non c’è in giro, e soprattutto deve avere la voglia di spaccare (in gergo si definisce la “fotta”).

Inoltre, è anche una questione di feeling: mi piace conoscere le persone, lavorare insieme nello studio di registrazione, non sono il tipo che manda un beat e aspetta una risposta.

Altri aspetti importanti sono il flow, il modo di scrivere, il suo immaginario.

In un progetto è importante vedere il suo percorso, il suo cammino e l’artista deve avere anche “testa” per poter avere una visione che permetta di portare avanti il suo lavoro.

Molti artisti diventano famosi per un singolo e spariscono, ma io cerco qualcuno che resista al tempo e con una propria visione delle cose.

Com’è nata la tua passione per la musica?

Sono sempre stato appassionato di arte e da piccolo disegnavo mentre ascoltavo tanta bella musica grazie a cd e vinili dei miei genitori.

Mi ricordo che mio cugino aveva un microfono, ma non lo usava mai, così l’ho preso io per fare la mia prima registrazione.

Poi mio padre me ne ha comprato uno e ho iniziato a fare i primi esperimenti, come le canzoni divertenti sui miei compagni di classe.

Ho messo su un piccolo studio nell’ufficio del marito di mia madre e lì, per più o meno otto anni, ho avuto modo di dare vita a molti progetti, sperimentando tanto.

Sapevo che non ero portato per lo studio, così ho iniziato a lavorare per mettere da parte dei soldi per la musica ed eccoci qua. È solo l’inizio!

C’è tanto lavoro da fare, ma ho fiducia nel mio team e sono sicuro che faremo cose belle.

Per essere all’inizio hai avuto già molte collaborazioni importanti: da Guè Pequeno fino a Renzo Stone con cui è nato il progetto “LennonHaze”.

È vero, ma ciò che è importante è creare legami nel tempo, proprio come quello con Renzo Stone: non è solo il mio produttore, ma anche uno dei miei migliori amici.

Col tempo sono davvero poche le persone che ti restano accanto, quindi sarebbe bello se fossero quello giuste.

È trascorso circa un anno dal tuo primo brano in italiano “Konichiwa”. Con il senno di poi, cosa puoi dire su questo pezzo?

Sono contento di com’è andata: penso al fatto che l’ho scritto la sera stessa in cui ho incontrato il mio manager, al fatto che non avevo i soldi per girare il video, non avevo niente.

Ma tutto questo è servito per mettere un seme e far crescere una piantina. Ora deve diventare una sequoia gigante!

Come nasce un tuo brano?

In modo rapido e semplice: a volte faccio i beat da solo e ci scrivo su subito e, addirittura, per alcune canzoni non scrivo neanche.

I migliori brano vengono al momento:  ragionandoci troppo si rischia di sbagliare e si perde l’emozione che deriva dal brano.

È un flusso, devi solo trovare il modo per farlo uscire.

C’è stato un filo conduttore, quello dell’ironia. Ti sei ispirato a qualcuno nel modo di raccontare le cose?

Sono sempre stato scherzoso, giocherellone e mi piace intrattenere le persone, quindi è venuto tutto molto naturale.

Il mestiere del rapper è anche intrattenimento, voglio essere versatile su tutti gli aspetti. In ogni canzone c’è un messaggio, però voglio esprimerlo con leggerezza, non sono qui per fare la ramanzina e non sono Umberto Eco, ecco.

Il 2 aprile è uscito l’EP, “Asian”. Hai firmato con Carosello Records, una delle etichette più importanti.  Ci racconti com’è avvenuta questa collaborazione con loro?

Dopo una settimana dall’uscita Konichiwa, mi ha scritto Dario, il direttore di Carosello, per farmi i complimenti, e qualche mese più tardi abbiamo firmato.

Ci conoscevamo già da tempo (avevo già lavorato con loro come produttore) e quindi c’era già un rapporto di fiducia e di stima. Stiamo lavorando molto bene, abbiamo un bel metodo e sono molto contento.

Penso che faremo grandi cose insieme

Avete già qualche progetto futuro?

Stiamo già lavorando al video di un nuovo singolo: sarà interessante, ma serve tempo per dare vita a un progetto.

Il 23 agosto ti esibirai al Castello Sforzesco. Cosa dobbiamo aspettarci?

Ci sarà da divertirsi, voglio fare un evento unico: ci saranno 100 persone? Tutte loro dovranno ricordarsi questo live! Voglio sentire la gente cantare e poi dentro al Castello Sforzesco…è già storia!

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