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Marian Trapassi: “Milano mi dà quella spinta a non adagiarmi, mi sento parte della contemporaneità”

Irma CiccarelliIrma Ciccarelli 2 settimane fa
Marian Trapassi cantautrice
Foto di Ray Tarantino

La cantautrice Marian Trapassi è in concerto TNT Club di Milano venerdì 8 marzo.

L’occasione, non è casuale la scelta della datata, è la presentazione del suo nuovo album “Bianco”, anticipato dai singoli “Futuro” e “Solo una parola”.

Prodotto da Paolo Iafelice, “Bianco” è un racconto di 12 brani inediti, tra storie universali e personali, con metafore della vita e delle sue sfaccettature.

 «Bianco è un album che è nato giorno per giorno, le canzoni sono state scelte con cura e sono quelle che oggi voglio assolutamente raccontare, perché avevo bisogno di tirarle fuori da me. – racconta Marian – Il titolo è nato da solo, dalla foto di copertina, che è stata scattata da Ray Tarantino, ancor prima di aver scelto come chiamare l’album. La parola “bianco” è ricorrente nei testi, ha tanti significati e simbologie e rimanda anche al famoso “White Album” dei Beatles, band con cui sono cresciuta, e che senza volere ha segnato la mia vita e nutrito il mio amore per la musica».

Durante la serata, Marian Trapassi sarà accompagnata da Antonio Magrini alla chitarra, Nando De Luca al basso, Giovanni Bergamini alle tastiere, Fabio Zago alla batteria, Raffaele Kohler alla tromba.

In apertura ci sarà anche la cantautrice Vale Ria con le sue canzoni.

L’appuntamento è alle ore 22 in Via Tito Livio, con ingresso a 10 euro con consumazione.

La nostra intervista a Marian Trapassi

A dar vita all’album “Bianco” è stato il brano “Acqua di mare”. Qual è invece la canzone che ha messo il punto?

Acqua di mare” è stata la prima canzone che ho scritto per questo album.

È nata prima la melodia: me la sono canticchiata in testa e poi l’ho fatta ascoltare.

Così, abbiamo buttato subito giù la prima traccia e ho capito che stava segnando già la strada di dove stavo andando.

Ne ho scritte tante altre, ma quella che ha messo il punto è stata proprio “Futuro”

Perché proprio “Futuro”?

Avevamo già chiuso il disco, ma mi è venuta così di getto, spontanea che ho voluta inserirla.

Contiene tante citazioni e, se vuoi fare una canzone sul futuro, non puoi non pensare a “Futura” o “All’anno che verrà” di Lucio Dalla o “Imagine” di Lennon.

È un’unione tra paura e voglia di futuro, un omaggio alla musica e ai sentimenti, qualcosa o qualcuno che fa andare avanti.

Un concetto che si traduce nella frase “quando ti tocco”.

Quando i sentimenti sono reali sono un impulso, una motivazione per vivere e l’amore non è necessariamente relazionale.

Può essere la passione per la musica, per un progetto, portare avanti un’idea, che sia tuo figlio, che sia il tuo cane.

Devi avere una cosa che ti porta ad alzarti dal letto ogni giorno.

Ci sono album che raccontano di tormenti, altri momenti di felicità. Che umore ha questo tuo nuovo album?

Bella domanda, ti ringrazio.

L’album precedente sapeva di bella vita, ottimismo, gioia di vivere, era più swing e le canzoni calcavano quel tipo di sentimenti: qualcosa che bene o male era nelle orecchie di tutti.

Invece, quest’album è un po’ più difficile perché è la mia strada, ho voluto vedere cosa ci fosse dentro di me in questo momento.

C’è questa riflessione, un po’ di malinconia, calma, ma anche un po’ di tormento: ho lasciato uscire tutto quello che provavo, ma sempre con equilibrio.

Come si sono tradotti musicalmente questi sentimenti? Per esempio, la chitarra ha un ruolo particolare in questo album; com’è avvenuta la scelta degli strumenti e delle sonorità?

Questi aspetti sono stati curati con molta attenzione dal mio produttore Paolo Iafelice, è tutto suo il merito di questi splenditi arrangiamenti.

Li ha realizzati cercando di portarmi fuori con un suono omogeneo e scegliendo gli strumenti giusti per ogni brano.

Per esempio, in “Mio padre” e “Mia madre” andavano fatti al pianoforte perché il suono è intimo rispetto alla chitarra che è più estroversa.

Durante i live non ti limiti a cantare i brani, ma li racconti.

Inizialmente si scrive di getto, poi si ritorna a lavorare sul testo: ogni parola ha un peso e quindi cerco di dargli il giusto valore anche quando la racconto.

Voglio che arrivi al pubblico così come le sento io.

Merito anche dell’esperienza teatrale.

Per un periodo, ho dovuto fermarmi con la musica, ma l’esigenza di comunicare era comunque forte, c’era e c’è sempre stata, non potevo comprimerla.

Così ho trovato nel teatro-canzone un genere, un modo e mondo che mi permettesse di esprimerci; così ho iniziato lo studio del teatro.

Inoltre, mi piacerebbe tanto il teatro: rimane acustico e molti brani acquisterebbero una bella forza

In generale, parlando di musica, dal mercato ai live, dalla produzione alla promozione, il web è diventato molto importante. Molti “nuovi” generi ne hanno fatto un buon uso. E il jazz?

Le etichette indipendenti finora hanno dato la libertà agli artisti di fare la propria musica senza l’imposizione del mercato.

Il web è diventato però il nuovo mercato, quindi anche lì c’è un’economia che sta girando.

Il Rap non ha mai voluto fare parte della discografia ufficiale, sono sempre stati un po’ ai margini.

E per alcuni versi anche il jazz, ma dovremmo avere, non trovare, un altro binario giusto per noi cime può essere il circuito teatrale: qualcosa che sia per il jazz, musica di autore.

La soluzione ancora non c’è.

Milano, Sicilia e la Spagna. Come ti hanno influenzato musicalmente?

A Siviglia ho ascoltato il flamenco, la musica spagnola, l’amore per la chitarra acustica, questo loro modo teatrale di proporsi; ho trovato degli artisti fantastici.

In tutta la musica folk c’è una matrice comune e trovare qualcosa che mi appartenesse, che somigliasse alla mia Sicilia, è stato bello.

E proprio la Sicilia è stato il mio immaginario, con quel blu del mare.

Milano mi dà quella spinta a non adagiarmi e mi sento parte della contemporaneità.

Ma ci sono stati anche i cantori francesi, molto influenti nella realizzazione di “Bianco”.

Volevo trovare un modo cantautorale classico, ma moderno; penso ad Albin de la Simone e Charlotte Gainsbourg.

Sentono molto la tradizione e la chanson è un vero e proprio genere musicale.

Musica a Milano

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