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Marco Paolini interpreta Jack London allo Strehler, la recensione

Paolo CrespiPaolo Crespi 4 anni fa
Paolini ballata
Foto Calimero

>> Ballata di uomini e cani, il tributo di Paolini a Jack London – Le info

Taniche, tasti, denti. I contenitori degli ettolitri di alcool ingurgitati nel corso della sua breve ma prolifica esistenza da Jack London rappresentano i tasti della sua macchina per scrivere ottocentesca ma anche, vogliamo credere, gli incisivi affilati dei cani da slitta co-protagonisti dei tre racconti del grande Nord che compongono la Ballata di uomini e cani, tributo di Marco Paolini all’autore di Zanna Bianca e del Richiamo della foresta.

Una soluzione scenografica semplice ed efficace, arricchita da puntuali animazioni video per uno spettacolo di due ore teso e avvincente, in cui tutto è misurato, a partire dal gesto dell’attore, che nella maturità ha raggiunto l’essenzialità espressiva anche nel muoversi sul palco. Come un marinaio esperto segue la rotta in bilico sulla tolda della sua imbarcazione.

London è passato alla storia (e nella biografia personale di molti di noi) come il principe delle avventure, molte vissute in proprio, campione della letteratura per ragazzi. Ma Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco, i racconti brevi scelti nella traduzione di Davide Sapienza come materia per il “canzoniere teatrale” in scena ora allo Strehler, trascendono il genere e parlano agli spettatori adulto in sala con la forza e a tratti la violenza di un linguaggio primordiale che salda come anelli molto prossimi di una catena evolutiva “corta” uomini e cani, inseparabili ma anche conflittuali (come in tutte le coppie di amici-nemici, servi-padroni, fedeli-rivali) compagni di strada, sullo sfondo della mitica e sfiancante corsa all’oro nei territori aspri e gelati del Klondike.

Le ballate originali, composte ed eseguite dal vivo da Lorenzo Monguzzi (voce e chitarra) con Angelo Baselli (clarinetto) e Gianluca Casadei (fisarmonica), sono parte integrante della narrazione, creando un continuo contrappunto sonoro-visivo allo storytelling di Paolini, drammaturgo, regista, attore a suo modo “brechtiano”. Che interpreta il personaggio standogli accanto, senza annullarsi in lui e mantenendo sempre aperto quel prezioso canale di comunicazione con il pubblico costruito in anni di teatro civile, di cui sono pietre miliari Il racconto del Vajont e I TIGI racconto per Ustica. Offrendogli tra gli applausi, in un teatro straordinariamente pieno, un volto relativamente nuovo, non meno interessante, della propria arte.

Al Piccolo Teatro Strehler fino al 22 febbraio

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