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Lui è tornato: il best seller di Timur Vermes diventa un film, la recensione

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« La memoria umana è uno strumento meraviglioso, ma fallace. »

(Primo Levi, I sommersi e i salvati)

Cosa accadrebbe se Adolf Hitler riapparisse ai giorni nostri?

Questa la domanda che si è posto il giornalista tedesco Timur Vermes, autore di Lui è tornato (Er Ist Wieder Da), caso editoriale del 2012 che si è posizionato in testa alla classifica dei bestseller della rivista Spiegel per 20 settimane, vendendo oltre 2 milioni di copie solo in Germania. I diritti di traduzione sono stati autorizzati in 41 Paesi tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Russia, Giappone e Cina.

Dal libro è stato tratto un film omonimo per la regia di David Wnendt (Kriegerin, Feuchtgebiete) che in Germania ha sbancato il botteghino superando il film della Pixar Inside Out  e che in Italia verrà proiettato in sala il 26, 27 e 28 aprile, distribuito da Nexo Digital.

Adolf Hitler (Oliver MasucciDie rote Jacke) si sveglia a Berlino in un giardinetto pubblico nei pressi del bunker dove si tolse la vita con un colpo di pistola il 30 aprile 1945, insieme all’amante Eva Braun che aveva sposato il giorno prima. Materializzatosi fra gli alberi in una nuvola di fumo, l’ideatore del nazionalsocialismo vaga attonito in divisa nella capitale tedesca del 2014, chiedendosi se sia forse caduto in coma perdendosi la vittoria finale.

Mentre sotto la porta di Brandeburgo i turisti lo assalgono per scattarsi con lui dei selfie e si trova costretto a scongiurare la titolare turca di una lavanderia perché gli lavi le mutande, Hitler -scambiato da tutti per un attore comico che sfrutta la sua incredibile somiglianza con il Cancelliere del Terzo Reich- trova rifugio nel retrobottega di una edicola in cui apprende che il Paese è guidato da Angela Merkel, “una matrona con il carisma di un salice  piangente” e il Partito Socialdemocratico da “un budino gelatinoso”, Sigmar Gabriel, mentre a Berlino non è la razza ariana ad aver prevalso, ma per le strade girano indisturbati ebrei e islamici.

Mentre il Führer pensa a come riconquistare il Paese, gli viene in soccorso uno sprovveduto cameraman polacco, Fabian Sawatzki (Fabian Busch): Hitler approda come comico in televisione, fra reality e programmi di cucina, e inizia il suo progetto di ascesa politica sbarcando poi sui social media e al cinema.

In stile Borat, il film include anche scene improvvisate in cui Masucci interagisce con ignari passanti, con conseguenze sorprendenti. L’attore era seguito da alcuni bodyguard, per prevenire aggressioni da parte delle persone coinvolte nelle riprese.

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Le parole dei sopravvissuti nel giorno della Memoria, le ultime lettere dei condannati a morte della Resistenza, le pile di corpi gassati al campo di concentramento di Auschwitz, i racconti dei nonni e quelli Anna Frank, Hannah Arendt e Primo Levi, le canzoni dei partigiani, i film, le foglie degli alberi dei Giardini dei Giusti: sono tante le storie, le date, i luoghi, le immagini, le parole e gli ideali con cui abbiamo puntellato la nostra memoria e plasmato la nostra coscienza di essere umani, di italiani ed europei per evitare che l’orrore della dittatura, della guerra totale e dell’Olocausto si ripresenti. Da settant’anni ci ripetiamo che dobbiamo imparare dalla Storia perché la Storia non si ripeta mai più.

L’abbiamo fatto?

È questa la domanda scomoda che ci viene posta con grande acume e ironia da Lui è tornato. E non c’è bisogno di fare un nome e un cognome, basta semplicemente un “Lui” per evocare uno dei più grandi spettri della storia d’Europa e un argomento che è, per certi versi, ancora un tabù in Germania. E no, non stiamo parlando solo di Adolf Hitler, ma di come -silenziosamente- le idee del Führer abbiano incontrato il consenso della popolazione tedesca. “Nel 1943 nessun popolo è stato ingannato con la propaganda: la Germania mi ha eletto e avevo espresso le mie idee molto chiaramente!”, esclama a un certo punto Hitler-Masucci. Ed è questo il punto su cui riflettere oggi che la battaglia per i diritti civili non è ancora conclusa e immigrazione, integrazione e terrorismo ci pongono davanti nuove sfide: siamo abbastanza lontani da Adolf Hitler e da tutto quello che rappresenta per fare dell’ironia sul Terzo Reich, ma abbastanza solidi nell’aver appreso la banalità del male da ricordare che, anche all’inizio, la gente rideva di lui?”.

Da vedere.

Una frase: “Non potete liberarvi di me: sono una parte di tutti voi. E non sono poi così male!”
Un voto: 8+
Per chi: Vuole riflettere sulla storia, con ironia. 

 

 

 

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