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Bonaiuto, Gravina e Mandracchia ne ‘Le serve’ di Genet al Piccolo. La recensione

Le serve Piccolo teatro

Le serve

“Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento tra essere e apparire, fra immaginario e realtà”. Sono queste le parole adoperate da Jean-Paul Sartre per definire Le serve di Jean Genet, un testo non catalogabile in un’unica espressione e che probabilmente solo il giusto allestimento scenico può riuscire a farlo vivere come meriterebbe. La regia di Giovanni Anfuso e tre signore del teatro – Anna Bonaiuto, Vanessa Gravina e Manuela Mandracchia – hanno centrato tutti gli elementi della pièce, addentrandosi anche nei meandri più insidiosi e – cosa non scontata – facendo entrare lo spettatore di turno in quel gioco.

A sipario ancora chiuso si ascoltano delle voci, che solo in seguito ricollegheremo, ma che già iniziano a segnare il territorio rispetto al taglio conferito a questo allestimento, che sfrutta perfettamente il binomio “immaginario e realtà”. Nel momento in cui il drappo si apre, campeggiano il talamo e si comincia subito ad assistere al “teatro nel teatro“: Claire (M. Mandracchia) vestita con gli abiti della Signora presso cui lavora come domestica, recita il ruolo della padrona e dà ordini sprezzanti alla sorella Solange (A. Bonaiuto), anche lei a servizio lì. Si scopre quale sia stata la trama ordita per mandare il Signore in carcere.

Solange sta al gioco, fino a quando non sbotta esprimendo la propria frustrazione. Le due interpreti sono bravissime nel dar spessore anche alla pochezza umana – e non vi appaia un ossimoro – che traspare tra le sfaccettature di queste donne, differenti tra loro e vere nelle emozioni che esprimono. Sono oppresse tecnicamente dalla Signora (che volutamente non ha nome ed è presenza fantasmatica anche con le gigantografie), ma, soprattutto, da ciò che rappresenta e da una vita che non le ha rese contente.

Il testo parla da sé, certo, ma la traduzione italiana (a cura di Gioia Costa rende giustizia all’originale, di cui la Bonaiuto ci offre alcune battute) e le attrici lo hanno fatto proprio rendendolo fruibile al pubblico. La regia di Anfuso tiene conto di tutte le componenti di questa pièce, supportata dagli studiati costumi (Lucia Mariani) e scene (Alessandro Chiti). Non è un caso che gli specchi scompaiano quando la Signora è in scena.

È una favola che diventa un rituale maledetto e insopportabile come tutto ciò che cerca di svelare la violenza profonda che vive in noi e determina la nostra cultura, la nostra psicologia, la nostra esistenza. È una cerimonia, come si ripete spesso nel testo: vi si celebra la dipendenza, l’odio, l’invidia, la sensualità della violenza e l’interscambiabilità dei ruoli. È una messa nera, un’invocazione sensuale del potere, un denudamento insieme fisico, morale e sociale”, ha dichiarato Anfuso. Le serve “è una favola… Bisogna a un tempo crederci e rifiutarsi di crederci, ma poiché ci si possa credere occorre che le attrici recitino non secondo un modulo realistico”, diceva lo stesso Genet. Allo spettatore non resta che “partecipare” a questo rito già insito nel teatro e di cui spesso ci si dimentica.

RIASSUMENDO

Le serve, dal 3 al 15 ottobre al Piccolo Teatro Grassi di Milano.

DURATA: 90′

ORARI: lunedì riposo; martedì, giovedì e sabato 19,30; mercoledì e venerdì h 20,30; domenica h 16

PREZZI: intero platea 33 euro; intero balconata 26 euro

Lo spettacolo sarà ancora in tournée toccando Roma.

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