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La scuola più pazza del mondo, recensione in anteprima

Sara RidolfoSara Ridolfo 5 anni fa
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la scuola più pazza del mondoIl 27 febbraio, in occasione del giovedì grasso, arriva nelle sale La Scuola Più Pazza Del Mondo, un anime horror del regista giapponese Taketokiyo Hitoshi.

Nel giorno in cui la scuola elementare St. Claire apre le porte agli aspiranti nuovi alunni, un trio di vispe e incuriosite bambine inizia a gironzolare per la scuola: si tratta di Mako, la piccola peste, Miko, la vanitosa e Mutsuko, la secchiona.

A un certo punto si imbattono nell’aula di scienze sopra la quale un grande cartello le mette in guardia: lì è “vietato entrare” poiché l’aula sta per essere smantellata. Prendendolo subito come un invito, le tre amiche entrano e scoprono un modello anatomico scorticato per metà. Loro si divertono a truccarlo e a infiocchettarlo, ignorando che quello che loro hanno ribattezzato come il Signor Nudo, la notte prende vita come Signor Kun.

Quando arriva la notte, il Signor Kun si sveglia irritato per essere stato conciato come un pagliaccio e decide di vendicarsi organizzando La festa di mezzanotte della scuola St. Claire per terrorizzare a morte le bambine. Per lo scopo chiama a raccolta lo scheletro Barone e un trio di conigli della malavita, la Coniglio mafia.

Accettato l’invito le bambine non possono più tornare indietro: per poter tornare a casa dovranno conquistare  tre medaglie del terrore superando una serie di sfide a dir poco insuperabili che loro affronteranno con l’incoscienza della loro età.

Il film, nato dall’interesse del regista per il motion capture, rappresenta l’evoluzione di uno di quattro cortometraggi che il regista aveva realizzato nel 2007 per un canale musicale: il personaggio del modello anatomico aveva infatti destato l’interesse della critica e questo aveva convinto il regista a realizzare il lungometraggio.

Ma nonostante il coraggioso progetto di Hitoshi sia apprezzabile, il risultato è un film strano o per meglio dire straniante: è orchestrato come una fiaba ma dai connotati oscuri, è colorato, imprevedibile ma ostenta una vivacità sopra le righe, mescola una dimensione onirica e inquietante al tempo stesso. Un film che oscilla tra un prodotto per bambini e la ricerca dello straniamento e dell’assurdo che lo avvicinano più a un prodotto di nicchia. Il tutto, alla fine dei conti, lascia perplesso lo spettatore.

Non è solo un problema di trasferimento culturale: al di là del suo sapore nipponico, il film, nel suo complesso, non ci ha convito: non il solito richiamo alla mafia siciliana (anche i conigli giapponesi per “essere mafiosi” devono parlare siciliano?), né tutta la pubblicità (mica tanto) occulta, e ancor meno le ellissi narrative (una su tutte: tre bambine sole di notte?). La cura per i disegni e lo studio delle animazioni non servono a compensare questi vuoti, anzi, ci hanno fatto pensare con nostalgia ai disegni, alle storie e a tutta la poesia della Disney.

Il nostro voto: 4,5
La frase: “Secondo te io faccio una consegna per una carota?”

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