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Al teatro LaCucina lo spettacolo di danza La morte e la fanciulla

Paolo Crespi 7 anni fa
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Occasione unica quella di martedì 11 luglio, nell’ambito del  festival Da vicino nessuno è normale, per assistere a Milano a uno degli spettacoli più importanti di questa stagioneLa morte e la fanciulla, diretto e coreografato da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, mette in scena tre differenti “capolavori”: uno musicale (il quartetto in re minore di Franz Schubert, che reca lo stesso titolo), uno fisico, l’essere umano nell’eccellenza delle sue dinamiche, e uno spirituale-filosofico, cioè il mistero della fine e il suo continuo sguardo su di noi.

Sul palco tre giovani figure femminili (le danzatrici Eleonora Ciocchini, Valentina Dal Mas e Claudia Rossi Valli) evocano il tema del rapporto fra eros e thanatos svolto sul pentagramma da Schubert ed enunciato da Matthias Claudius, autore del lied Der Tod und das Madchen (La morte e la fanciulla) cui il celebre quartetto (scritto nel 1824, in piena temperie romantica) è ispirato. I loro corpi nudi, come al cospetto della morte, seguono gli impulsi della musica, che nell’intento della compagnia Abbondanza/Bertoni è il motore primario di tutto il lavoro, arricchito dal ricorso al linguaggio audiovisivo (a cura di Jump Cut).

“Il nostro pensiero torna a posarsi sull’umano e su ciò che lo definisce: la vita e la morte, l’inizio e la fine sono i miracoli della nostra esistenza”, spiegano gli autori nelle note di regia. “Questo transitare da una forma all’altra ha a che fare con l’arte coreutica e la sua specialità nell’osservare i contorni delle forme nello spazio: la danza è portatrice di un tale compito, è essa stessa un balenare di forme che appaiono e scompaiono continuamente trovando il suo senso proprio nella continuità e legamento delle sue immagini; per questo abbiamo indugiato proprio su quell’aspetto che potremmo definire “crepuscolare” della danza, colta, nelle nostre intenzioni, proprio nel suo attimo impermanente e transitorio”.

“Lontani dalla nostra tendenza a inquadrare in un aspetto drammaturgico le immagini, abbiamo cercato di capire, di aprire, come chirurghi, il corpo della scrittura per scrutarne i vuoti, gli spazi cavi e mai come questa volta comporre è assomigliato a un eterno precipitare, a un fuggire da ogni fine, da ogni senso, come un procedere verso la morte senza mai morire… In attesa di quel momento che Blanchot definirebbe intimità aperta tra le danzatrici e gli spettatori, nel cui incontro l’opera può inverarsi”.

Martedì 11 luglio alle ore 21.45 al Teatro LaCucina – ex O. P. Paolo Pini, via Ippocrate 45

Info: www.olinda.org