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L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: la recensione del film su Netflix

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Giorgio (Elio Germano) in una scena del film

La storia dell’Isola delle Rose è talmente assurda da sembrare un film, eppure è una storia realmente accaduta al largo di Rimini. Uno stato indipendente sorto e crollato nell’arco di 55 giorni. Di questa storia incredibile e del suo geniale quanto folle costruttore è stato girato un film, diretto da Sydney Sibilia (regista della fortunatissima trilogia di Smetto quando voglio) e disponibile su Netflix dal 9 dicembre.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: la trama

Giorgio Rosa, interpretato da uno stralunato Elio Germano, è un ingegnere neolaureato nella Bologna del 1968. Il suo pallino è la costruzione: inventa aerei e automobili funzionanti, ma puntualmente sequestrate dalla polizia per motivi burocratici e di sicurezza.

Il folle inventore, spinto da un litigio con l’ex ragazza Gabriella (Matilda De Angelis) ha una rivelazione: costruire uno stato tutto suo, un luogo dove regole e burocrazia non esistono, un posto dove essere totalmente liberi da un’Italia che soffoca i giovani nelle rigide regole della morale anni Sessanta.

Insieme al suo amico e collega universitario Maurizio Orlandini (Leonardo Lidi), Giorgio porta al largo il materiale edile e in pochi mesi costruisce una piattaforma di ferro e cemento, poche miglia al largo delle acque internazionali, dove lo Stato italiano non ha giurisdizione.

L’isola con il passare del tempo acquisisce fama e abitanti fissi: l’apolide tedesco W. R. Neumann (Tom Wlaschiha), la futura ragazza madre Franca (Violetta Zironi) e il taciturno naufrago Pietro (Alberto Astorri) . Arriva l’estate, e i giovani italiani hanno fame di libertà e trasgressione, incitati dal Maggio francese e dall’occupazione delle università: il famoso ’68.

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Una scena del film con Giorgio (Elio Germano) e Maurizio (Leonardo Lini)

Le barche arrivano a frotte sull’isola, ribattezzata ufficialmente Isola delle Rose, con tanto di lingua ufficiale, l’esperanto, francobolli e passaporti. L’estate passa tra balli, frenesia e alcol, rendendo famosissima l’isola in tutto il mondo. Una volta finita la stagione però i cinque abitanti si ritrovano soli, in balia del freddo e delle onde. Nessuno vuole rinunciare al sogno di creare una nazione libera: così inviano richiesta ufficiale di riconoscimento alle Nazioni Unite, che sorprendentemente li prende in considerazione, attirando l’attenzione del mondo, e del governo italiano sulla piccola piattaforma al largo di Rimini.

La soluzione del presidente del Consiglio italiano, Giovanni Leone (Luca Zingaretti), e del suo ministro della Difesa, Franco Restivo (interpretato da un grandioso Fabrizio Bentivoglio) è ignorare la situazione, aspettando che si sgonfi da sola. Quando però Giorgio affronta il freddo e la neve di Strasburgo per presentare al Consiglio d’Europa la storia della sua “nazione” e cattura l’attenzione del Presidente Toma’(François Cluzet), Restivo scende sul piede di guerra e gioca la sua ultima carta contro l’Isola delle Rose: inviare il cacciatorpediniere Andrea Doria per demolirla, chiudendo per sempre la breve storia dello stato libero più piccolo del mondo, durato solamente 55 giorni.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: un carosello colorato nel catalogo Netflix

Il film di Sydney Sibilia riesce a catturare lo spettatore e a non lasciarlo più: ogni inquadratura e ogni dialogo contribuiscono a far correre una giostra colorata e vorticosa, da cui si scende esaltati e curiosi.

Il cast è stato scelto con cura e diretto con impegno: ogni attore, dai protagonisti fino ai personaggi secondari, dimostra affiatamento con i comprimari e un divertimento reale nello stare in scena. Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa è più stralunato che mai, Bentivoglio e Zingaretti si dimostrano un duo magnetico e divertente, nei panni di due uomini politici della Prima Repubblica mai indagati sul grande schermo: Giovanni Leone e Franco Restivo sono approfonditi senza condanna e senza assoluzione, sopraffatti da un mondo che cambia e che gli sfugge.

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La trama si prende delle libertà sulla storia originale, scadendo a volte nella semplificazione pop della commedia estiva, evitando l’approfondimento sociale e politico nelle intenzioni dei giovani fondatori dell’Isola. I sei protagonisti rischiano spesso di perdersi negli avvenimenti, senza una reale indagine del rapporto che li lega e che porta alla scena finale, dove il pathos cala proprio a causa del mancato attaccamento dello spettatore verso i personaggi di Franca, Neumann e Carlo, eccentrici e meritevoli di un minutaggio più lungo sullo schermo.

Non mancano dei difetti, e sicuramente manca lo spirito di denuncia della saga di Smetto quando voglio, ma come detto prima, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è una giostra molto bella, dove l’intento è divertire e incuriosire attraverso un intrattenimento intelligente e capace, ma senza una ricerca ideologica o sociale. Una volta scesi dalla giostra il consiglio è approfondire in autonomia la reale vicenda di Giorgio Rosa e la sua isola, Stato sovrano al largo di Rimini per soli 55 giorni nel 1968.