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Frida Kahlo. Oltre il mito: dall’1 febbraio al Mudec un’inedita mostra sull’artista messicana

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Frida Kahlo. Oltre il mito Autoritratto alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Anno: 1932

***AGGIORNAMENTO***: Il MUDEC, dopo il grande afflusso riscontrato nel weekend, ha stabilito che da marzo l’apertura della mostra nei giorni di sabato e domenica sarà anticipata alle ore 9.00 e la chiusura fissata alle ore 22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Gli organizzatori consigliano la prenotazione online del biglietto sul sito per evitare code in cassa. ***

È una delle mostre-evento più attese dell’anno. Sia da parte di chi si è perso, nel 2016, quella che è stata organizzata a a Bologna a Palazzo Albergati, sia per chi vuole vedere l’artista messicana più famosa e acclamata al mondo sotto una luce diversa.

Parliamo di Frida Kahlo. Oltre il mito che sarà presentata alla stampa il 31 gennaio per aprire al Mudec l’1 febbraio e restare fino al 3 giugno 2018.

Un progetto espositivo frutto di sei anni di studi e ricerche, che si propone di delineare una nuova chiave di lettura attorno alla figura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche troppo comode, e con la registrazione di inediti e sorprendenti materiali d’archivio.

La mostra riunirà in un’unica sede espositiva per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo.

Inoltre sarà realizzata con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese, tra i quali il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo AlbrightKnox Art Gallery.

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, e curata da Diego Sileo, Frida Kahlo. Oltre il mito porterà in Italia più di 100 opere tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie.

Il percorso della mostra

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“Io e la mia bambola”, una delle opere in mostre di Frida Kahlo

La mostra, al primo piano del Mudec, si apre con i pannelli che riassumono la breve vita dell’artista e a sinistra c’è un disegno che è un autoritratto emblematico della Kahlo dal titolo “Le apparenze ingannano”. Si tratta del primo disegno in cui Frida si mostra nuda per la prima volta.

Un disegno emblematico che ci porta poi nella prima grande sala dove al centro campeggia un’opera, scelta anche come locandina della mostra dal titolo: Autoritratto con scimmia.

La scelta non è casuale: è la prima opera commissionata a Frida e che, come ci ha raccontato Diego Sileo, curatore della mostra, la pittrice realizzò in una settimana chiudendosi in albergo. A commissionarlo l’allora presidente del MoMA Goodyear che aveva visto un quadro simile, regalato dalla pittrice a un’amica, in una personale di Frida a New York. Nell’opera si intuisce già il rapporto burrascoso con Diego Rivera con lo sfondo claustrofobico e la scimmia protettiva nei suoi confronti. Secondo una tradizione messicana, animali e uomini condividono la stessa essenza.

In tutta la mostra, comunque, vi consigliamo l’attenzione agli sfondi della Kahlo che dicono tantissimo sulla sua opera, sulla sua cultura e anche sul momento che stava vivendo.

La mostra non segue un percorso cronologico, ma è suddivisa in 4 sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore.

Nella prima si vede la Frida che, come prima artista donna, trattò il suo corpo come un manifesto, esponendo la sua femminilità in maniera diretta, vera, cruda, violenta, rivoluzionando il ruolo femminile nell’arte.

Nella seconda viene fuori il rapporto che Frida ha sempre avuto con la Terra, non solo come relazione con l’elemento organico ma anche come connotazione politica: rappresenta la tomba e la decomposizione ed è associata all’ineluttabile dissoluzione fisica di ciascuno di noi.

La politica è la sezione in cui si esprime l’arte di Frida come arte politica, ma non al servizio della politica.

La quarta è dedicata al tema del dolore con Frida che porta la morte in pubblica piazza, rimuovendo il confine tra ciò che è vivo e ciò che morto, tra personale e impersonale.

Una mostra che vuole essere diversa dalle altre

“Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto”, ha spiegato il curatore della mostra, “perché – contrariamente a quanto appare – la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica.”

Le mostre che ci sono state fino a questo momento, stando a quanto dicono i curatori, si sono focalizzate sugli oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il desiderio frustrato di Frida di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia.

“Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito.”

L’esposizione al Mudec intende andare oltre questa visione della relazione tra la vita e l’opera dell’artista messicana, dimostrando è necessario spingersi al di là degli angusti limiti di una biografia e andare oltre quel mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni.

L’appuntamento milanese racconterà, attraverso fonti e documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico), e da altri importanti archivi qui presenti per la prima volta con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) – nuove chiavi di lettura della sua produzione.

Perché vedere la mostra

Di motivi ce ne sono tanti, sia per chi non aspettava altro che approdasse a Milano per vederla la prima volta, sia per chi la segue da tempo. Qui ve ne diciamo alcuni:

  • C’è una Frida diversa, e si vede. Se per un attimo vi concentrate sui quadri e dimenticate la sua storia di dolore sia fisico che d’amore per via della relazione con Diego Rivera riuscirete a vedere la grandezza della pittrice messicana.
    I quadri in cui raffigura il dolore dell’aborto o il bellissimo Autoritratto Diego nella mente non si riferiscono soltanto a Frida ma riescono a tradurre in opera un dolore universale. In questo caso, quello di una donna che non riesce a diventare madre e di una donna che sa bene quanto male possa esserci in una relazione, ma riesce a rappresentare le diverse sfaccettature che può avere un’ossessione d’amore.
  • C’è la Frida fotografa. Come ci ha detto Diego Sileo, grazie all’archivio nuovo trovato nel bagno (rimasto chiuso fino al 2007) della Casa Azul in cui vivevano Diego e Frida, in questa mostra ci sono documenti e fotografie. 7 sono di Frida che si era cimentata anche con quest’arte, aiutata da Tina Modotti e che sono accompagnate da appunti.
  • Ci sono due opere inedite, che per la prima volta sono a Milano di cui una è la ‘Nina con collar’, un quadro del 1929 in cui Frida aveva ritratto la figlia di un’assistente.  Questa tela era stata regalata alla donna che l’aveva tramandata alla figlia e per un po’ di tempo di questo quadro non si era saputo niente, tanto che veniva dato per dispero.
  • Ci sono le lettere di Frida che, se conoscete lo spagnolo, vale la pena leggere. Quelle che per esempio scriveva a Miguel N. Lira così come altri. E ancora pagine di diario e tanto altro che aiutano a capire meglio la vita e il carattere di questa donna che diceva: “La rivoluzione è l’unica ragione reale per vivere”.
  • Non solo Frida: dentro la mostra, sulle vetrine ricurve che si affacciano sulla nuvola centrale del museo, c’è una mostra dentro la mostra dal titolo “Il sogno degli antenati”, un racconto fatto con oggetti archeologici ed etnografici messicani, foto storiche e immagini di opere di Frida Kalho perfettamente inseriti nel contesto e che aiutano a meglio capire l’opera di Frida e alcuni elementi della pratica artistica messicana che sono così presenti nei suoi quadri.

Non solo la mostra: previste conferenze ed eventi

Il Messico di Frida raccontato sarà raccontato dal Mudec con conferenze e numerosi eventi che accompagneranno la mostra lungo tutto il periodo dell’esposizione.

Tanti i temi affrontati con giornalisti ed esperti: dalla figura dell’artista messicana, alle letture dei diari e delle lettere scritte in prima persona da Frida e dal marito Diego Rivera, dal contesto socioculturale in cui vivevano agli incontri dedicati alla scoperta dell’Archivio Segreto, dal Messico di Frida alle tradizioni precolombiane che le hanno fatto da substrato artistico. E ancora la moda, il territorio, il cibo.

Appuntamento poi con il Festival della cultura messicana, che accompagnerà la mostra coinvolgendo i visitatori del MUDEC in tante attività e laboratori per bambini e adulti, atelier di pittura e tessitura con artisti messicani alla scoperta del colore e della bellezza della natura, rappresentata nelle opere di Frida Kahlo.

Mostra Frida Kahlo: biglietti

Il costo del biglietto intero è di 15 euro, 13 il ridotto mentre l’open avrà un costo di 20 euro. Previste anche visite guidate per adulti (il giovedì) ed eventi per bambini.

Riassumendo

Frida Kahlo. Oltre il mito
Mudec – Museo delle Culture
Dall’1 febbraio al 3 giugno 2018

Orari e giorni di apertura: lunedì 14.30 – 19.30; martedì – mercoledì 09.30 – 19.30; giovedì – venerdì 09.30 – 22.30; sabato – domenica 9.00 – 22.30.

Per ulteriori informazioni: www.mudec.it

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