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Film in uscita nel weekend: le novità da giovedì 23 aprile 2015

Marco Valerio 3 anni fa

the-avengers-2Son ben undici i film in uscita nel weekend che prende avvio da giovedì 23 aprile. Grande interesse per uno dei blockbuster più chiacchierati dell’anno che si prepara a esordire nelle nostre sale, ma l’offerta del fine settimana è, ancora una volta, decisamente eterogenea e destinata a soddisfare i più diversi palati cinefili.

Film in uscita nel weekend

Il film più atteso della settimana è, senza dubbio, Avengers: Age of Ultron, seguito del cinecomic campione d’incassi del 2012 diretto anche in questa circostanza da Joss Whedon. Il cast del film è a dir poco stellare e comprende Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Chris Evans, Chris Hemsworth, Aaron Taylor-Johnson e Jeremy Renner. Quando Tony Stark cerca di avviare un programma di pace, le cose degenerano e i più grandi eroi della Terra, tra cui Iron Man, Captain America, Thor, l’Incredibile Hulk, Vedova Nera e Occhio di Falco, saranno messi alla prova, mentre il destino del pianeta è a rischio. Il villain Ultron emerge, e spetterà agli Avengers impedirgli di attuare i suoi terribili piani, e presto scomode alleanze e situazioni inaspettate apriranno la strada a un’avventura originale, su scala globale. La squadra deve riunirsi per sconfiggere Ultron, un terrificante megacattivo deciso ad annientare il genere umano.

Grande curiosità la suscita anche un film europeo ovvero Samba della coppia Olivier Nakache e Eric Toledano, autori del blockbuster francese Quasi amici che dirigono, ancora una volta, Omar Sy, protagonista della pellicola del 2011 campione d’incassi. In Samba, Sy è affiancato da Charlotte Gainsbourg. Il film racconta l’immigrazione con commovente ironia. L’incontro tra il variopinto mondo suburbano di un simpatico senegalese in cerca di un permesso di soggiorno e le solitudini di una donna parigina in cerca di se stessa diventa, per entrambi, l’antidoto contro l’emarginazione sociale.

Al cinema arriva anche l’opera seconda di Walter Veltroni, I bambini sanno, nuovo documentario firmato dall’ex Segretario del Partito Democratico dopo il successo di Quando c’era Berlinguer. Veltroni racconta, attraverso le voci di trentanove bambini, il nostro tempo. Il regista li interroga sulla vita, l’amore, le loro passioni, il rapporto con Dio, sulla crisi, la famiglia e sull’omosessualità. “I bambini non sono delle strane creature” dichiara Veltroni “alla quali rivolgersi con quel tono fintamente comprensivo che gli adulti usano per comunicare con loro. I bambini hanno un loro mondo, un loro punto di vista, una loro meravigliosa sincerità”.

Interessante il fantascientifico sentimentale Adaline – L’eterna giovinezza di Lee Toland Krieger con Harrison Ford e Blake Lively. Si tratta della storia miracolosa di una donna di 29 anni che smette di invecchiare in seguito a un incidente quasi fatale. Nel corso del XX secolo si avventurerà in un viaggio epico riuscendo a mantenere il suo segreto, almeno fino all’arrivo di un uomo che altererà il corso della sua vita.

Grande spazio anche questa settimana alle commedie. Iniziamo la nostra panoramica con Le frise ignoranti di Antonello De Leo e Pietro Loperino. Luca è pugliese, ha trent’anni e un lavoro che non lo appassiona. E’ sposato con Caterina, una ragazza bellissima ma assillante. Suo padre Mimmo è più scapestrato e inaffidabile di un ragazzino. Con queste premesse, Luca vive in un eterno limbo fatto di tante rinunce e poca vivacità. Per fortuna può contare sui suoi amici, con cui suona nello sgangherato gruppo de Le Frise Ignoranti: Franchino, casinista fino al midollo ma generosissimo; Nicola, con tante idee ma sempre senza un euro; Willy, perennemente rilassato in un suo fumatissimo epicureismo.

Altra commedia nostrana è Short Skin di Duccio Chiarini. Sin da quando è piccolo, il diciassettenne Edoardo soffre di una malformazione al prepuzio che gli impedisce di masturbarsi e lo rende insicuro ed impacciato con le ragazze. Chiuso nel suo microcosmo asessuato, Edoardo reagisce infastidito alle pressioni del mondo circostante che non fanno che peggiorare le sue insicurezze. Tutti attorno a lui sembrano saper parlare solo di sesso: l’amico Arturo, talmente ossessionato dall’idea di perdere la verginità che sarebbe pronto anche a pagare per farlo, i suoi genitori che premono affinchè Edoardo si dichiari a Bianca, la vicina di casa arrivata come ogni anno da Milano per passare le vacanze dalla nonna. A sbloccare Edoardo dalla sua timidezza non saranno le pressioni degli altri quanto il ravvicinato incontro con una ragazza conosciuta per caso ed un’inaspettata apertura di Bianca nei suoi confronti.

Dalla Francia arriva, invece, la commedia Sarà il mio tipo? di Lucas Belvaux. Il film narra la storia d’amore tra Clément, giovane professore di filosofia parigino trasferito per un anno ad insegnare ad Arras, una tranquilla cittadina nel nord della Francia, e Jennifer, un’ esuberante parrucchiera che da sempre vive fieramente ad Arras. Ma mentre la vita di Clément è scandita dalla lettura di Kant o Proust, quella di Jennifer è ritmata dai romanzi rosa e dalle riviste di gossip, nonché dalle colorate serate nei locali dove si esibisce cantando con le colleghe di lavoro. Clement e Jennifer hanno il cuore e il corpo liberi per lasciarsi andare alla più bella delle storie d’amore, ma riuscirà questa passione a travolgere anche le loro barriere culturali e sociali?

E’ una co-produzione tra Italia, Brasile e Portogallo il film drammatico Road 47 di Vicente Ferraz con Sergio Rubini. Durante la Seconda Guerra Mondiale, sull’Appennino Tosco-Emiliano, un gruppo di genieri della Forza di Spedizione Brasiliana (FEB), inesperti e a disagio nel terribile gelo europeo, tenta nottetempo di neutralizzare uno dei numerosi campi minati tedeschi lungo la Linea Gotica: ma una mina esplode, uccidendo due dei loro, e il reparto, preso dal panico, si disperde nella terra di nessuno. Comincia così un viaggio in mezzo alla neve, in cui cinque sbandati incontrano una postazione avanzata americana misteriosamente abbandonata, un corrispondente di guerra brasiliano, un soldato repubblichino che ha disertato e cerca di raggiungere la sua famiglia in una fattoria vicina, una pattuglia tedesca e un sergente tedesco che afferma a sua volta di voler disertare.

Thriller italiano è In the box di Giacomo Lesina. Una giovane donna si risveglia dentro le quattro mura di un garage. Mura all’apparenza inoffensive come la maggior parte dei luoghi di una grande metropoli. Ma che ora la separano da tutto e da tutti. All’interno del piccolo spazio, un’automobile esala anidride carbonica; un gas che ogni giorno senza saperlo respira quando esce per strada. Un gas che sembra così innocuo, ma che lì dentro diventerà micidiale. Ad averla chiusa nel garage è uno sconosciuto che sa ogni cosa di lei, del suo passato. E soprattutto di ciò che ha di più importante al mondo: la figlia piccola che l’aspetta a casa. Non le rivela il motivo per cui l’ha imprigionata. Solo il tempo a disposizione per salvarsi.

Chiudiamo la nostra rassegna sui film in uscita nel weekend con due documentari. Il primo è SQuola di Babele di Julie Bertuccelli. Sono irlandesi, senegalesi, brasiliani, marocchini, cinesi… Hanno tra gli 11 e i 15 anni e sono appena arrivati in Francia. Per un anno staranno insieme nella classe d’accoglienza di unascuola parigina. In questo microcosmo tutti esprimono appieno la loro innocenza, l’energia e le loro contraddizioni, animati dal desiderio di cambiare vita e di vivere insieme, sconvolgendo le nostre idee e facendoci credere che un futuromigliore è possibile.

Il secondo è, invece, una co-produzione tra Germania, Gran Bretagna, Israele e Stati Uniti e si tratta de Il figlio di Hamas – The Green Prince di Nadav Schirman. Cresciuto in Palestina, da adolescente Mosab Hassan Yousef sviluppa un’avversione nei confronti di Israele che, da ultimo, lo porta in prigione. Qui, colpito dalla brutalità di Hamas e spinto dalla repulsione per i metodi del gruppo – in particolare gli attentati suicidi – Mosab matura una “conversione” inaspettata, iniziando a vedere in Hamas un problema, non una soluzione. Reclutato dallo Shin Bet (il servizio di sicurezza interna d’Israele) col nome in codice di “Green Prince”, per oltre un decennio spia dall’interno l’élite di Hamas, rischiando la vita e facendo i conti con la sensazione di tradire il suo popolo e la sua stessa famiglia.