Pubblicato in: Food Interviste

“Milano? La seconda città d’Europa per bere un buon cocktail”

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Dimenticate le acrobazie dei barman ballerini, lesti a lanciare il mixer in aria e riprenderlo dietro la schiena: il flair bartending non è più così figo. Anche a Las Vegas, oggi la parola d’ordine è mixology: un nuovo approccio al bere che comprende l’uso di erbe e spezie, nonché la capacità di osservare le tecniche degli chef e di produrre “couture” cocktail, ovvero drink su misura per un’esperienza sempre più personalizzata.

Dove bere cocktail a Milano

Parola di Stefano Nincevich, autore del libro “Cocktail Safari – Un viaggio avventuroso nella storia di 70 drink” (ed. Tecniche nuove, con illustrazioni di Andy Fluon, l’ex Bluvertigo) secondo il quale “Milano è sempre stata effervescente e ancora oggi è la seconda città in Europa per bere un buon cocktail. Mirko Stocchetto, di recente scomparso, ha creato il Negroni sbagliato al Bar Basso negli anni Settanta”.

“Abbiamo speakeasy molto belli come il 1930 e il bar più piccolo del mondo, il Backdoor 43, la cui area di servizio di 4 metri quadri e più piccola del bagno. Sui Navigli, il Rita, Pinch e Mag Cafè, inoltre Gattullo, Cucchi e il Nottingham Forest che da un decennio è in classifica nei migliori 50 al mondo” – prosegue l’esperto – “senza dimenticare l’alto livello dei bar nei grandi alberghi. Alcuni esempi: Armani, Bulgari, FourSeasons, Gallia e Trussardi. Pensiamo anche alla genialità di Campari e Depero, che inventarono la mitica bottiglietta conica per la soda”.

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I drink in Europa e a Las Vegas

Al numero uno in Europa, nella classifica della firma di Bargiornale, la vivacità di Londra. E in terza posizione, assieme a una piazza storica come Parigi, l’inaspettata ascesa di Atene, che sta conquistando il podio europeo dei drink grazie a locali come The Clumsies e Baba au Rum.

L’occasione per riassumere la storia del cocktail tra ieri e oggi, dall’Europa e Stati Uniti (“Mai raccontata fino al 1995” sottolinea l’esperto) è stata la prima giornata di Identità Golose 2017, dove Nincevich ha condotto un evento incontro con i sapori raffinati delle opere di Mattia Pastori, pluripremiato barman italiano. Un evento promosso dalla città di Las Vegas, punto di riferimento mondiale per i drink di qualità, che dal 2008 a oggi ha aggiunto 18.000 nuove camere per accogliere i turisti.

Nella città delle luci e dei casinò lavora “The Maestro” alias Salvatore Calabrese, celebre barman italiano e fondatore del Bound al The Cromwell. Negli States, racconta Nincevich, oltre ai “fossil” (fatti con liquori antichi anche di un secolo) fa tendenza la riscoperta dei “classic”, ma anche il fenomeno del “low alcohol” ovvero dei drink a bassa gradazione alcolica.

Tra gli ultimi trend del cocktail in Italia, invece, il debutto della grappa nella mixology, che sarà protagonista di un focus il 12 e 13 marzo nell’ambito di Aperitivi&Co Experience a Milano. Infine, da Nincevich un messaggio contro il binge drinking (“bere compulsivo”) a favore del bere bene. No allo sballo, sì al gusto. E un appello impossibile da non condividere: “Basta con le cannucce di plastica: inquinano”.

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