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Il ‘Don Giovanni’ insolito e sorprendente per la regia di Binasco. La recensione

Don Giovanni Binasco recensione
Ph Donato Aquaro

Il Don Giovanni diretto da Valerio Binasco è la dimostrazione che si può ancora scavare nel mito e in un testo che ha avuto davvero tante trasposizioni (comprendendo anche quelle cinematografica). In questa messa in scena torna al centro la parola e viene completamente ribaltata l’idea che tutti noi abbiamo di Don Giovanni e che troppo spesso si è cavalcata.

Dopo le note di ‘Stairway to Heaven’ dei Led Zeppelin e preannunciato dai tuoni, assistiamo alle manifestazioni di paura di Sgaranello (il bravo Sergio Romano), fedele servitore del protagonista. “Don Giovanni, il mio padrone, è il più grande scellerato che abbia mai camminato sulla terra”. Questa frase iniziale torna in mente nel corso dello sviluppo della pièce da cui emerge una continua sfida di principi e valori, compresi quelli religiosi.

“Con questo Don Giovanni ci allontaniamo dalla tradizione recente che ci ha abituati, anche con allestimenti molto belli e paludati, a un protagonista emaciato, pre-esistenzialista, malinconico e cerebrale, in linea con le riletture novecentesche di Don Giovanni. Partendo proprio dal protagonista ho deciso di lasciar perdere il Cavaliere Spagnoleggiante della prima tradizione, così come la figura vampiresca e tardoromantica che fu cara agli intellettuali del secolo scorso.
Cosa cerco? Cerco proprio Lui, il protagonista di questa storia, come posso immaginare che sia stato prima che nascesse la sua leggenda e la sua letteratura. Lo cerco nella vita più che nel testo”, ha evidenziato il regista. Gianluca Gobbi aderisce perfettamente a questa idea, che va alla radice di questo archetipo, prima ancora che divenisse tale. “Don Giovanni è poco più di un delinquente, un autentico delinquente, non un borghese che si atteggia. È il risultato di un eccesso di desideri compulsivi e viziosi, che egli coltiva con il preciso scopo di stare bene con se stesso […] Ma con una caratteristica in più, che sembra però una caratteristica in meno, ma non lo è: la propria scarsa consapevolezza di chi egli sia realmente nell’anima. Questo suo ‘non percepirsi’ nel profondo, questo rifiuto a priori di considerare degno di interesse la coscienza di sé, è una condizione psicologica molto contemporanea, teatralmente interessante, poco indagata”.

Questo Don Giovanni ha una forte presenza scenica, è diretto, ironico, con un timbro di voce identificativo, ammalia le donne (inclusa Elvira interpretata da Giovanna Faggiano) così come crea “trappole” per gli uomini senza mettere in conto che la sua coscienza potrebbe di lì a poco far capolino. Nelle scena (curata da Guido Fiorato) che è specchio del marcio insito in quest’uomo, una funzione fondamentale (in particolare nel secondo atto) è ricoperta dalla luce (di Pasquale Mari) , laddove i puntamenti svelano i fantasmi interiori. “Sì, è proprio vero: bisogna cambiar vita! Ancora venti o trent’anni così, ma poi bisognerà pensarci seriamente!” (Atto IV, Scena VI da Molière).

Completano la compagnia Fabrizio Contri (Don Luigi, La Statua del Commendatore), Vittorio Camarota, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De Francesco, Elena Gigliotti, Fulvio Pepe e Ivan Zerbinati.

Don Giovanni Binasco: date 2019

– 12 – 13/02/2019 al LAC – Lugano Arte e Cultura di Lugano
– 15/02/2019 a Il Maggiore di Verbania
– 19/02/2019 all’Ermanno Fabbri di Vignola (MO)
– 21/02/2019 – 24/02/2019 all’Arena del Sole di Bologna (BO)
– 26/02/2019 – 28/02/2019 al Nuovo Giovanni da Udine
– 07/03/2019 – 10/03/2019 al Metastasio di Prato

Riassumendo

Don Giovanni, fino al 10 febbraio 2019

Piccolo Teatro Strehler

DURATA: 125′ più intervallo

ORARI: martedì, giovedì e sabato h 19,30; mercoledì e venerdì h 20,30;  domenica h 16

PREZZI: platea 33€; balconata 16€

 

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