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Diana recensione: la drammatica vita di Lady D

Oliver Hirschbiegel racconta la storia d’amore di Lady D (Naomi Watts) e lo schivo cardiochirurgo di origine pakistana Hasnat Kahn ( Naveen Andrews) nel suo ultimo film biografia “Diana”. Il regista tedesco ci aveva già provato con “La caduta” , in cui descrive gli ultimi giorni di un Hitler braccato dai nemici, uno straordinario ritratto di un uomo finito,  reso con intensità unica.

“Diana” sfortunatamente non riesce ad eguagliare il precedente, il film nasce da un’idea dei produttori Robert Bernstein e Douglas Rae che hanno deciso di rendere omaggio alla Principessa del Galles sul grande schermo spostando il plot del film su una sua relazione poco conosciuta ma che, a detta degli amici più stretti, risulta essere la più importante della sua vita. I due produttori si sono basati sul libro  “Diana: l’ultimo amore segreto della principessa triste” di Kate Snell.

Il film percorre gli ultimi due anni di vita,  periodo nel quale Diana divenne una grande personalità internazionale,  il momento di passaggio, di trasformazione e di coscienza sul ruolo che poteva avere nel mondo grazie alle sue naturali qualità umane che l’hanno fatta passare alla storia come “la principessa del popolo” colei che abbandona il protocollo reale.

Una trasformazione che ha origine dal suo incontro con Hasnat, un medico, che ha potere “ di vita, che può salvare le persone” , questa è la chiave del film, la Principessa rimane rapita dalla sua figura con lui condivide questa missione di “aiuto” e di impegno verso gli altri. Ma a causa del peso mediatico di lei e del carattere schivo di lui, i due sono costretti a separarsi.

Il film ritrae la figura di una donna che non può vivere un’esistenza serena, chiusa nel suo bell’appartamento, reclusa e perseguitata da una stampa avida, Hirschbiegel ce la mostra fuggire dall’assalto dei fotografi per le vie di Londra come un animale in trappola. Per poi rivelarcela composta e risoluta  nell’intervista con la BBC all’interno della rubrica Panorama che tenne incollato il pubblico inglese ai televisori, infine come “mina vagante” armata di casco che percorre impavida un campo minato bersagliata dagli scatti dei fotografi nella sua “ Campagna Internazionale per il bando delle mine antiuomo”, immagini che sono passate alla storia.

Sembra non manchi nulla, eppure qualcosa sfugge in questo film, a cominciare dal dialogo talvolta scialbo e un po’ sdolcinato, che impoverisce la caratterizzazione dei personaggi, una Naomi Watts a cui, nonostante vada il merito di interpretare con accuratezza la Principessa, in particolare durante la famosa intervista alla BBC,  manca di quella efficacia distintiva che elevi la sua Diana. Anche l’aspetto narrativo a volte si perde con trovate ispirate ai telefilm patinati del sabato pomeriggio, forse funzionale a descrivere questo amore così puro, ma che riducono di fatto l’efficacia del film.

D’altro canto pregevole è l’interpretazione di  Naveen Andrews nel ruolo di Kahn, l’attore ha portato sullo schermo un uomo in conflitto, una personalità carismatica e forte. Altro punto di forza è anche da ricercarsi in alcune scene antecedenti all’incidente mortale, in cui si risalta l’aspetto drammatico in modo piuttosto efficace e palpitante, affidando i rimanenti stralci vitali  di Lady D all’ultimo messaggio sulla segreteria dell’uomo che ama, il tutto completato da un finale che ne completa l’inizio. Nel complesso Hirschbiegel ci consegna un film celebrativo e tutto sommato guardabile, ma poco viscerale.

Il nostro voto : 6 e mezzo.

Una frase: “Se sposo te, devo sposare il mondo intero” (Hasnat Kahn)

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