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A proposito di Davis recensione: il ritorno folk dei fratelli Coen

A_proposito_di_Davis_recensioneTre anni dopo Il grinta, il 6 febbraio arriva nelle sale italiane A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis), l’ultimo film dei fratelli Coen, premiato con il Grand Prix allo scorso Festival di Cannes e candidato a due premi Oscar, seppur tecnici: quelli per la miglior fotografia e il miglior sonoro.

Ambientato nel Greenwich Village del 1961, prima dell’arrivo di star del calibro di Bob Dylan, il sedicesimo film dei registi di Fargo, Il grande Lebowski e Non è un Paese per vecchi racconta su malinconiche note folk l’esistenza di un musicista fallito, Llewyn Davis (un intenso Oscar Isaac che canta dal vivo tutte le canzoni), che si destreggia fra debiti, provini disastrosi e una tormentata vita sentimentale. Incapace di scendere a compromessi riguardo alla sua musica, Llewyn passa la notte ospite da amici, di divano in divano, sperando di esibirsi con la sua chitarra in uno dei piccoli locali fumosi di una New York innevata. Nel cast, oltre a Isaac (Nessuna verità, Agorà, Drive) anche un grande John Goodman, interprete convincente di un personaggio che sembra creato apposta per lui: quello di un musicista tossicodipendente e logorroico; l’inedita coppia composta da Carey Mulligan (An education, Il grande Gatsby) e Justin Timberlake (The social network, In time), cui si devono degli spassosi siparietti comici; completano questo insieme stravagante di personaggi che affollano il Village il fascinoso Garrett Hedlund e il divertentissimo Adam Driver.

Ispirato alla biografia di Van Ronk Manhattan Folk Story, A proposito di Davis è un film elegante, così come lo sono la colonna sonora e la fotografia desaturata, e per certi versi nuovo per i fratelli Coen: se ancora una volta protagonista della storia è un perdente, un anti-eroe tormentato senza speranza di cambiare, a essere diverso è proprio l’atteggiamento dei registi nei confronti della propria creatura. Fra il male di vivere di Davis e gli scatoloni di dischi invenduti, l’ironia dei due fratelli sembra non riuscire a farsi spazio pienamente: come dire, “meno humor, più immedesimazione” per un film che, nonostante qualche lungaggine in alcuni passaggi, colpisce per i suoi toni intimi. Da vedere.

Il nostro voto: 7 e mezzo

Una frase: “Se non è nuova e non invecchia mai, allora è una canzone folk” (Llewyn)

Per chi: per chi apprezza la nostalgia

 

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