Grotto recensione: il film 3D vincitore del Giffoni Festival
 

Nelle sale Grotto, il film 3D vincitore del Giffoni Festival: la recensione

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Cinque amici e una prova di coraggio: Michele, Aldo, Luca, Chiara e Carlo, sono dei ragazzini che si ritrovano a vivere una avventura nelle suggestive grotte di Frasassi. Questo in sostanza il plot del film Grotto della esordiente Micol Pallucca (già sceneggiatrice e produttrice televisiva). Vincitore del Giffoni Film Festival 2015, il film girato in 3D stereoscopico, è destinato ai ragazzi e interpretato interamente da ragazzi.

Grotto, è semplicemente una pellicola che si ispira largamente alla antologia avventurosa cinematografica made in Usa “targata anni ‘80”, un mix fra: I Goonies, Stand by me, ET. Un manipolo di ragazzini che si confrontano, condividono ansie e preoccupazioni, un evento che li porta a cambiare e ridefinire i rapporti e la loro amicizia. Il merito di Pallucca è quello di aver pensato ad un target, come quello dei giovanissimi a cui il cinema italiano da troppo tempo non ha dato voce, sviluppando punti interessanti di riflessione come la condivisione, la solidarietà e la comprensione o il rispetto per il “diverso”, con una cura nell’aspetto tecnico e fotografico che può fare la differenza.

A dare una vena di creatività e fantasia è appunto la creatura Grotto, una piccola stalagmite molto simpatica, un tenero ET realizzato in animatronic, che vive dentro le grotte in cui si sono persi i protagonisti, entusiasta di aver trovato nuovi amici con cui giocare.  Nonostante i meriti, con una discreta recitazione dei piccoli attori, che animano protagonisti studiati come archetipi dell’immaginario (Michele il più paffutello ricorda in ogni suo aspetto il maldestro Chunk dei Goonies), Grotto risente un po’ sul piano ritmico e narrativo.

Molto simile alle versioni hollywoodiane ma comprensibilmente più semplice per limiti di budget, il film si arena sui protagonisti, senza dare spazio alla vena più avventurosa e fantasy. Pallucca avrebbe potuto introdurre altri personaggi fantasiosi e fiabeschi, oppure degli antagonisti sempre funzionali alla storia, una risorsa ulteriore per lo sviluppo della componente psicologica. Una scelta che di fatto fiacca un po’ la pellicola. Un film comunque che troverà un positivo riscontro in un pubblico giovanissimo, che questa volta troverà sul grande schermo dei coetanei nostrani alle prese con un evento che li cambierà per sempre.