Famedio 2015: ecco i nuovi nomi per il Pantheon di Milano
 

Famedio 2015: ecco i nuovi nomi per il Pantheon di Milano

famedio-2015La commissione consultiva del Comune per le onoranze al Famedio ha votato in modo unanime: quest’anno sono 29 i milanesi illustri il cui nome è stato iscritto al Cimitero Monumentale. La novità del 2015 è stata infatti l’approvazione di due elenchi, di cui uno esclusivamente dedicato a 14 donne su proposta dell’assessore ai servizi civici Franco D’Alfonso sulla scorta della considerazione che in passato erano pochissime le milanesi iscritte al Famedio, pur essendo tante le donne che hanno contribuito al prestigio della nostra città.

Ecco tutti i nomi della lista 2015 con i relativi cenni biografici: 

Franco Bomprezzi (Presidente di Ledha – Lega per i diritti delle persone con disabilità). “Il mio desiderio è che la necessità di essere etichettati per vedere riconosciuti i propri diritti si sciolga in una cittadinanza normale per tutti. È chiaramente un sogno ma, quando si sogna bene, diventa possibile progettare il futuro”, queste le parole di Bompressi, affetto fin dalla nascita da osteogenesi imperfetta, che l’ha portato a vivere e lavorare su una sedia a rotelle. Giornalista, blogger e marito di Nadia, Bompressi vince un Ambrogino d’oro ed è nominato cavaliere della Repubblica dal presidente Giorgio Napolitano nel 2007.

Gianni Bonadonna (medico). Spentosi a 80 anni, Bonadonna è stato direttore del Dipartimento della Medicina Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Ma non solo: Bonadonna è considerato il padre dell’oncologia italiana, essendogli stato riconosciuto il merito anche a livello internazionale di aver sconfitto il linfoma di Hodgkin e cambiato l’approccio alle cure contro il cancro, con la chemioterapia audiuvante nel carcinoma del seno. Una gloria e una eccellenza italiana ammantata di grande umanità, come emerge dal suo libro “Medici umani, pazienti guerrieri”.

Corrado Bonfantini (partigiano). Milano, 26 aprile 1945, l’alba: dalla stazione radio di Porta Vigentina occupata dai partigiani, viene annunciata la liberazione del capoluogo lombardo. La voce è quella di Bonfantini, che comanda a Milano le “Matteotti”. Nel primo dopoguerra è stato segretario della Federazione torinese del PSI, deputato alla Costituente e quindi alla Camera nella prima e nella seconda Legislatura. Ha militato, oltre che nel PSI, nel PSU, nel PSDI e di nuovo nel PSI.

don Raffaello Ciccone (presidente delle Acli, le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, a Milano). Nato a Milano il 23 agosto 1935, don Raffaello viene ordinato sacerdote nel 1958. Dal 1995 al 2010, durante gli episcopati del cardinale Carlo Maria Martini e del cardinale Dionigi Tettamanzi, è stato responsabile dell’Ufficio diocesano per la Vita Sociale e il Lavoro.

Mario De Biasi (fotogiornalista). Classe 1923, inizia la propria carriera di fotoreporter a 30 anni, con la rivista Epoca.  Fino agli anni ’80 effettua reportages da diversi Paesi; tra questi ricordiamo quello sulla rivolta d’Ungheria del 1956, le immagini della New York negli anni Cinquanta e ritratti come quelli di Marlene Dietrich, Brigitte Bardot e Sofia Loren.

Silvia Dell’Orso (giornalista, storica dell’arte). Spentasi a soli 53 anni, Silvia Dell’Orso è stata redattrice delle pagine culturali de la Voce di Montanelli, corrispondente da Milano per Il Giornale dell’Arte e titolare di rubriche sull’arte per mensili (Antiquariato) e settimanali (D la Repubblica delle Donne, TuttoMilano di La Repubblica, Arcipelago Milano). Ha collaborato, su argomenti collegati ai beni culturali, con la Repubblica, L’Espresso, Il Sole 24 ore (inserto domenicale), Gente. A lei si è affidato il FAI – Fondo Ambiente Italiano per curare la propria comunicazione a partire dal 1996.

Elio Fiorucci (stilista). Nato a Milano il 10 giugno 1935, Fiorucci aveva iniziato la sua carriera giovanissimo, prima collaborando con il padre, poi creando una sua attività influenzato dalla moda British anni Sessanta. Dal suo primo store in Galleria Passerella, Fiorucci conquista prima l’Europa, poi gli Stati Uniti e infine anche il Giappone grazie al suo stile fresco e pop e ai colori vitaminici adorati anche da Grace Jones e Andy Warhol. Nel 2003 Elio Fiorucci crea il progetto celebre progetto  Love Therapy, che comprende jeans, felpe, abiti e accessori.  Lo stilista era inoltre diventato vegetariano e aveva sposato la causa animalista e le iniziative del WWF con il progetto “No Cruelty – No Angora”. La nostra Oriana Davini lo ha intervistato l’anno scorso: ecco cosa lo stilista ci aveva raccontato di sé e della sua Milano–> LEGGI L’INTERVISTA QUI. 

Elena Fischli Dreher (prima donna in Italia ad aver ricoperto un incarico pubblico dopo la Liberazione, come assessore all’Assistenza a Milano). Nata a Milano il 28 giugno 1913, infermiera, è stata la prima donna in Italia ad aver ricoperto un incarico pubblico dopo la Liberazione: assessore all’Assistenza e Beneficenza a Milano.  “Senza l’aiuto delle donne, la Resistenza non sarebbe accaduta” ha affermato in una intervista di Gianni Verdoliva nel 2010.

Fiorella Ghilardotti (prima donna Presidente di Regione Lombardia). Laureata in economia e commercio, ha svolto per anni la professione di insegnante per poi entrare nella CISL, di cui è diventata segretaria confederale, nel 1975. Dal 1992 al 1994 è stata presidente della regione Lombardia, che attraversava in quel momento un delicato periodo politico nell’ambito dell’inchiesta di Tangentopoli. Nel giugno del 1994 è stata eletta parlamentare europea. Nel 2004, al termine della sua seconda esperienza a Strasburgo, le viene chiesto di candidarsi a sindaco di Cremona, ma la Ghilardotti rifiuta l’offerta a causa della malattia che da tempo la affligge.

Alberto Ghinzani (artista, scultore, direttore della Permanente di Milano). Scultore di fama internazionale, si è formato all’Accademia di Brera frequentando i corsi di scultura di Marino Marini, che a quel tempo aveva come assistente Alik Cavaliere.  Nel 1962 è invitato alla Biennale Internazionale di Scultura di Carrara (vi tornerà nel 1967), mentre del 1966 sono le sue prime personali: una alla Galleria
delle Ore di Milano e l’altra alla Galleria Il Girasole di Roma. Da allora si sono succedute numerose altre personali e le sue opere sono state presentate in importanti rassegne dedicate alla sculture:  fra le più recenti, la XI Triennale di New Delhi, India,  e “Scultura italiana del XX secolo”, presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano.

Paolo Giuggioli (Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano). Giuggioli, venuto a mancare nel 2014 a 77 anni e iscritto all’Ordine dal 1969, è stato avvocato Cassazionista dall’87 e presidente dell’Ordine dal luglio ‘96. Il Comune di Milano nel 2009 gli ha conferito la Medaglia d’Oro di Civica Benemerenza; non solo grazie al suo impegno la Giustizia milanese ha adottato per prima in Italia l’informatizzazione del processo civile (Processo Civile Telematico), ma è stato anche promotore della riforma della professione forense.

Erasmo Peracchi (Presidente della Provincia di Milano). Nato a Milano nel 1918, si laurea all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1946 con una tesi su “L’organizzazione della produzione nelle officine meccaniche di medie dimensioni”. Ma prima,  partecipa alla campagna di Russia quale ufficiale; dopo l’8 settembre vive il sanguinoso scontro con i tedeschi, la cattura e l’avventurosa fuga dalla colonna che lo trasportava verso il campo di concentramento grazie all’intervento della fidanzata che poi sarebbe diventata sua moglie; quindi seguono la clandestinità, la Liberazione e la ricostituzione dei partiti democratici, l’adesione alla Democrazia Cristiana nel gruppo del Senatore Vittorino Colombo. Come Presidente della Provincia di Milano dal 1965 al 1974, vive l’autunno caldo del ’69. Si spegne nel 2013 a 95 anni.

Leopoldo Pirelli (imprenditore). Nato a Velate nel 1925, ha fatto parte per cinquant’anni della società che porta il suo nome, la Pirelli, una delle maggiori nella storia dell’industria in Italia e colosso nel settore della produzione di pneumatici e cavi elettrici. Ha anche ricoperto per anni la carica di consigliere di amministrazione in varie aziende e istituti quali Comit, RAS e Mediobanca. Nel maggio del 1999, ritirandosi a vita privata, ha detto: “Ogni età ha i suoi doveri, alla mia tocca quello di ritirarsi dal proscenio. E io oggi considero un privilegio il poter adempiere tranquillamente a questo dovere.”

Franco Servello (politico). Nato a Cambridge nel 1921, è stato insegnante, giornalista professionista, Consigliere comunale di Milano dal 1951 al 1963 e Consigliere comunale di Vigevano dal 1964. Ha diretto “Il Meridiano d’Italia” dal 1947, è stato editore de “La Fronda” e del “Meridiano illustrato”. Nel 1958 è stato eletto Deputato nella Circoscrizione Milano-Pavia nelle file del MSI e riconfermato fino al 1994.  Il 19 maggio 2006 il sindaco di Milano Gabriele Albertini gli conferisce l’Ambrogino d’Oro.

Luca Ronconi (regista). La vita del grande attore e regista teatrale classe 1933, si intreccia strettamente con quella della nostra città: LEGGI QUI IL NOSTRO OMAGGIO.

Ecco invece i nominativi femminili rientranti nell’elenco speciale, frutto di una  accurata ricerca storica sulle grandi figure femminili di Milano:

Angelica Balabanoff (politica). Nasce a Černigov, nei pressi di Kiev, il 4 agosto 1877 da famiglia ebraica benestante, ultima di sedici figli. Spirito indipendente e ribelle, studia in una scuola di Charkov dove impara varie lingue europee e con la famiglia ha modo di fare frequenti viaggi attraverso l’Europa. Attorno al 1895 lascia casa e la Russia per iscriversi all’Université Nouvelle di Bruxelles dove studia filosofia e segue corsi di sociologia, economia e criminologia. A Roma (1900) segue uno degli ultimi corsi universitari di Antonio Labriola, che rende più profonda ed articolata la sua formazione marxista. Trasferitasi a Milano, è ricordata come l’eroina che sfidò le tirannie, da Mussolini a Lenin. Per un approfondimento vi consigliamo il libro di Amedeo La Mattia edito da Einaudi “Mai sono stata tranquilla. La vita di Angelica Balabanoff, la donna che ruppe con Mussolini e Lenin”.

Ersilia Bronzini Majno (fondatrice dell’Asilo Mariuccia). Nata a Oleggio il 22 giugno 1859, è stata un’attivista italiana, fondatrice non solo dell’Asilo Mariuccia (dal nome della figlia Maria prematuramente scomparsa), ma anche dell’Unione femminile nazionale. L’espressione Asilo Mariuccia ha con il tempo assunto un significato ironico per indicare un asilo d’infanzia (Non siamo mica allAsilo Mariuccia! si dice spesso per ricondurre i propri interlocutori a posizioni meno infantili); in realtà, si tratta di una pietra miliare nella storia dell’emancipazione femminile, creato per il recupero delle bambine e delle ragazze vittime di abusi sessuali, in continuità con il Comitato contro la tratta delle bianche con l’obiettivo di contrastare la prostituzione attraverso opere concrete: analisi del fenomeno, collaborazione con la polizia, miglioramento delle condizioni economiche, culturali e sociali delle donne sfruttate, azioni volte ad intercettare ed interrompere la catena dello sfruttamento sessuale.

Maria Grazia Cutuli (giornalista). Classe 1962, catanese, la giornalista del Corriere della Sera è stata assassinata in Afghanistan nel 2001, insieme all’inviato di El Mundo Julio Fuentes e a due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. Promossa inviata speciale alla memoria su decisione del direttore Ferruccio De Bortoli, le sono state intitolate strade e tre premi giornalistici.

Rosa Genoni (stilista e giornalista). Sarta, giornalista, insegnante alla Società Umanitaria di Milano, femminista ante-litteram, tiene a Milano, nel 1914, una conferenza dal titolo “la Donna e la Guerra”, in cui si appella alle donne affinché rafforzino il fronte per la pace. Fervente oppositrice del regime fascista, collabora come inviata per L’Avanti! e si impegna per il miglioramento delle condizioni di lavoro femminili.

Elvira Leonardi Bouyeure «Biki» (stilista). È stata una delle più celebri sarte italiane tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta. Il suo atelier milanese, luogo d’incontro di molte personalità della cultura, è stato anche frequentato da Maria Callas. Lo pseudonimo “Biki”, che è anche il marchio della sua casa di moda, deriva dal soprannome “Bicchi” (derivato da “birichina”) datole da Giacomo Puccini, il celebre compositore di cui Elvira era nipote acquisita.

Clara Maffei (politica). Elena Chiara Maria Antonia Carrara Spinelli, nata a Bergamo il 13 marzo 1814, è stata una patriota e mecenate italiana, meglio nota come Maffei, dal nome del marito, il nobile Andrea Maffei. Celebre il suo salotto, frequentato anche da Balzac che scrisse di lei: “Avrei dato dieci anni della mia vita per essere amato da lei per tre mesi. Eppure a quell’epoca della mia vita io avevo già viaggiato molto, avevo vissuto con donne di quasi tutti i paesi dell’Europa. Ma nessuna aveva prodotto su di me un’impressione altrettanto viva, profonda, istantanea”.

Bianca Milesi (politica, scrittrice, pittrice). Nata a Milano nel 1870, ha un ruolo di primo piano nei moti carbonari milanesi del 1821. Verso la fine del 1821 l’imperatore Francesco I ordina al ministro della Polizia Sedlnitzsky di sorvegliare «attentissimamente» alcune donne, sospettate di scambiare messaggi segreti con gli esuli cospiratori attraverso il Ticino. La Milesi viene arrestata insieme alla cugina e a Maria Frecavalli, ma non solo non fa alcun nome, ma pare si sia rivolta agli inquisitori con queste parole, rispondendo all’accusa di trasmettere i messaggi: “E dove, di grazia, dovrei nasconderli? Nelle trecce che non ho, nelle pieghe di abiti che da tempo non indosso più?”.

Maria Montessori (pedagogista, filosofa, medico e scienziata). Non ha bisogno di presentazioni Maria Tecla Montessori, fra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia (era il 1896), nonostante i genitori la volessero insegnante. La Montessori è internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo.

Anna Maria Mozzoni (giornalista). Classe 1837, è stata pioniera del femminismo in Italia. Si è battuta per tutta la vita per la concessione del voto alle donne, presentando mozioni al Parlamento italiano nel 1877 e nel 1906. Nel 1878 rappresenta l’Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne di Parigi. L’anno seguente fonda a Milano la “Lega promotrice degli interessi femminili”. Avvicinatasi al movimento socialista, nei primi anni del Novecento critica le proposte di tutela del lavoro femminile sostenute da Anna Kuliscioff, convinta che avrebbero legittimato differenziazioni salariali.

Antonia Pozzi (scrittrice, poetessa). Nata nel 1912, è una giovane donna piena di interessi. Si laurea all’Università Statale nel 1935 discutendo una tesi su Gustave Flaubert. La grande italianista Maria Corti, che la conosce all’università, dice che “il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull’orlo degli abissi. Era un’ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili”. A soli 26 anni, si toglie la vita mentre la famiglia cerca di nascondere l’accaduto; è sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo.

Alessandrina Ravizza (scrittrice). Alessandrina Massini nasce nel 1846 in Russia dove il padre, milanese d’origine, era fuggito durante la tragica Campagna del 1812. Sua madre, Caterina Bauer, era di origini tedesche. Alessandrina giunge in Italia nel 1863 per studiare canto presso il conservatorio di Milano dove conosce l’ingegnere Giuseppe Ravizza che diventa poi suo marito. Figura di riferimento del mondo dell’assistenza (soprattutto verso le donne) e dell’emancipazione femminile, promuove l’Università popolare e la scuola professionale femminile. Si è battuta per l’estensione del suffragio alle donne.

Maria Maddalena Rossi (politica). Nata da una famiglia numerosa ma benestante, riesce a laurearsi in Chimica nel 1930 all’Università di Pavia e trova lavoro a Milano dove inizia a militare nella lotta antifascista. Nel 1942, viene arrestata dalla polizia a Bergamo e condannata al confino a Sant’Angelo in Vado fino al 25 luglio 1943. Nel dicembre 1944  entra a far parte della redazione de L’Unità (all’epoca ancora giornale clandestino) e nello stesso anno della Commissione Stampa e Propaganda della Direzione Alta Italia del PCI. Nel 1946 viene eletta nell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana nel Gruppo Comunista; qui si batte in modo particolare per il superamento dell’articolo della Costituzione che vietava l’accesso delle donne ai gradi più elevati della Magistratura, anche se tale lotta non ha buon esito. Nel frattempo è fra le principali esponenti dell’Unione Donne Italiane, di cui diventerà presidente nazionale dal 1947 al 1956. Nel 1963, trasferitasi a Porto Venere, lavora nella politica locale diventando sindaco nel 1970.

Costanza Trotti Arconati (patriota). Nata a Vienna nel 1800, sposa il cugino, il marchese Lorenzo, con il quale partecipa ai moti carbonari del 1821. La coppia viene esiliata a Parigi fino al 1838, quando a seguito dell’amnistia i coniugi tornano in Italia. Dopo una breve permanenza a Milano, gli Arconati si stabiliscono a Pisa, mantenendo i contatti con intellettuali liberali. Nella città toscana frequentano Montanelli, Giusti e Capponi. Negli anni Quaranta, Costanza tiene inoltre un salotto di stampo patriottico a Parigi, rivaleggiando con quello della principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso. La sua casa è assiduamente frequentata, tra gli altri, dal Berchet e da Giuseppe Massari. Nel 1848, Costanza si trovava a Milano durante le Cinque giornate. Andata a vivere a Torino nel 1849, vi apre un salotto liberale, che porta avanti sino al 1859.

Metilde Viscontini Dembowski (patriota). Nasce a Milano nel 1870, ed è stata una patriota affiliata all’associazione segreta dei Federati. Viene ricordata anche per l’amore non corrisposto suscitato nello scrittore francese Stendhal che la descrisse come “una figura lombarda, di quelle che Leonardo da Vinci ha riprodotto con tanto fascino nelle sue Erodiadi […], il naso leggermente aquilino, un ovale perfetto, le labbra sottili e delicate, grandi occhi bruni melanconici e timidi e la più bella fronte, dal cui mezzo si dividono i più bei capelli castano-scuri ».  Stendhal trovava Metilde somigliante in particolare alla Salomé del quadro degli Uffizi La figlia di Erodiade riceve la testa del Battista, che era comunemente ritenuto opera leonardesca, mentre oggi è attribuito a Bernardino Luini.