Questione di tempo (About Time), recensione della commedia di Richard Curtis - Milano Weekend
 

Questione di tempo (About Time), recensione della commedia di Richard Curtis

“L’istante occupa uno stretto spazio fra la speranza e il rimpianto, ed è lo spazio della vita”

Questione-di-tempo-2013Marcel Jouhandeau, stiamo parlando di quel rimpianto di non aver detto o fatto qualcosa che avrebbe potuto cambiare il proprio destino. Immaginate di tornare indietro nel tempo a una data ora ad un ricordo preciso e di poter cambiare in questo modo il destino, come Tim Lake (Domhall Gleesom) protagonista dell’ultima sfiziosa commedia Questione di tempo di Richard Curtis (Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill) che uscirà nelle sale il 7 novembre.

Tim è un timido ragazzone della Cornovaglia un po’ impacciato che dopo l’ennesimo fallimento con una ragazza apprende dal padre (Bill Nighy) di essere dotato di un eccezionale potere: come tutti maschi della famiglia Lake, può viaggiare nel tempo.

Il protagonista, rintanato in qualche buio armadio o ripostiglio a pugni stretti, compie le sue incursioni nel passato, designa la sua vita ponendo rimedio a tutti gli umani errori che un giovane è portato a compiere, nell’obiettivo di trovare la sua anima gemella. Ma la missione si presenta più ardua del previsto, poiché viaggiare nel tempo ha comunque  dei limiti, in un luogo e indirizzo specifico a cui “approdare”, così come ogni decisione che Tim prenderà avrà conseguenze nel suo futuro.

Insomma il protagonista si darà un gran da fare a cambiare in meglio la propria sorte. Un simpatico irsuto ventunenne, alle prese con le sue prime cotte, con la sua vita di forestiero in una grande e difficile città come Londra, poiché la tappa per diventare un buon avvocato è quella del praticantato nei lussuosi studi della grande città, un’avventura con equivoci e risvolti comici nell’incontro con curiosi personaggi come l’amico del padre Harry, il rude e bisbetico scrittore teatrale , nonché indemoniato artista tout court nell’eccezionale interpretazione di Tom Hollander, suo padrone di casa. Il tutto coronato dall’incontro perfetto, non privo di qualche scossone, con l’insicura e adorabile Mary (Rachel Macadams) la sua metà, che porterà Tim a realizzare la sua missione.

Curtis in questo film amalgama tutte le sfaccettature della vita, un viaggio quasi intimo privo di retorica ma con quella nota di gentilezza e di inconfondibile humour britannico che lo anima. Un film che porta alla riflessione e alla commozione senza cedere all’autocelebrazione. Qui la protagonista è la quotidianità con i legami così puri come l’aria che sembra riempire i polmoni dello spettatore davanti ai  meravigliosi panorami della Cornovaglia, una brezza avvolgente e pura che rinsalda il senso di appartenenza dei suoi personaggi, che compongono l’accattivante famiglia Lake.

L’amicizia, l’amore in tutte le sue declinazioni e infine la morte, resa come esperienza di vita necessaria, ma non per questo negatività totalizzante. Il tocco è quello di un regista che in realtà vuole presentarci l’esistenza come un cammino fatto errori e sconfitte, oppure di eventi che si sviluppano in determinate situazioni che in altre condizioni non avrebbero avuto i medesimi effetti, come se tutto fosse una tappa obbligata. Il fatto che Tim, interpretato da un brillante Gleesom, possa utilizzare la sua facoltà di viaggiatore non lo dispensa dal provare la sofferenza, o di compiere degli passi falsi, solo passando attraverso questo “iter” il protagonista diventa adulto, fino all’esaurimento dei sui flash-back temporali.

Questione di tempo funziona, supportato da un ottimo montaggio, forse a tratti spazio-temporalmente un po’ vertiginoso, ma che di fatto mantiene  sostanzialmente vivo l’interesse, è un garbato e piacevole film, sostenuto da un cast meritevole nell’interpretazione e caratterizzazione dei suoi meravigliosi protagonisti.

Voto per noi : 9